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Donatella Versace. Ovverso la donna gatto vs le donne criceto di h&m.

14.11.11

Il mio pezzo per Libero sul nuovo spot di Donatella Versace per h&m:

“E’ una nuova Donatella quella di oggi, che ogni giorno ricomincia da capo con ritrovata fiducia: in sé, nella famiglia, nella Versace. Anche nelle donne”. Così cominciava l’intervista di Natalia Aspesi a Donatella Versace uscita poco meno di una settimana fa su “D”. E per un attimo l’incipit c’aveva anche convinto, anche perchè, se il solenne proclama lo fa la Aspesi, una tende anche a crederle. O perlomeno a ritenere l’annuncio più credibile di un qualunque “Non vivo di sola tv, potrei lasciarla presto per dedicarmi alla vita privata” della Simona Ventura di turno. Subito dopo però, la Aspesi aveva aggiunto tre righe sospette, in cui descriveva una sottile fetta di torta alle mele offerta a Donatella durante l’intervista, che la platinata stilista aveva rifiutato affermando: “Basta imporselo, anche se mi piace moltissimo. Ho imparato a rinunciare a cose necessarie che invece erano solo pericolose o superflue”. Ovvero, la donna nuova ha ritrovato fiducia in sé, nella famiglia, nelle donne, negli uomini, negli ermafroditi, nell’acido ialuronico e nel maccartismo, ma di quella sinistra fetta di torta di mele, non si fida. E’ pericolosa. Manco le avessero servito sul piattino da dolce una mina antiuomo sovietica, anziché un etto scarso di farina e due spicchi di mela della Val Venosta.

E lì io l’avevo capito che Donatella non era cambiata affatto.
Che il concetto di “metamorfosi” abbinato ad una donna che da vent’anni a questa parte si ostina a girare agghindata come Barbie Hawaii da gennaio a dicembre con una serie di contraddizioni estetiche intrinseche quali capello platino di una svedese/colorito di una senegalese, era decisamente impensabile. E poi avevo pensato che anche la Aspesi ha quel caschetto più o meno dal giorno della presa della Bastiglia, per cui forse, in materia di mutamenti esistenziali, non è il miglior luminare in circolazione. La conferma decisiva della fondatezza dei miei sospetti è arrivata però solo ieri, col lancio del video realizzato da Versace per H&M. Eh già, perchè la Donatella aspesiana, quella nuova, quella che ha ritrovato fiducia nelle donne, ha disegnato una linea di abiti per la catena svedese famosa per la sua moda low cost. Una collezione accessibile a tutte le donne, dalle studentesse squattrinate alle babbione con rigurgiti anni ’90. Un’iniziativa apprezzabile, anche perchè fino a questo momento ero convinta che l’unico settore low cost a cui s’era avvicinata Donatella fino ad oggi fosse quello della chirurgia estetica. (mica le avranno fatto pagare quella bocca più 19 euro e 90, ovvero il prezzo medio di un abitino h&m, vero?). Il problema però è che il video di presentazione della collezione Versace per H&M una roba che potrebbe riuscire a instillare una vocazione da suffragetta pure in Melissa Satta. Se non l’avete visti, i settantatre secondi del filmato incriminato, ve li descrivo io: Donatella è in una sorta di cabina di regia piazzata in casa sua nelle vesti di regista/burattinaia dalla quale dirige e manovra una bionda signorina agghindata Versace. Il piccolo particolare è che la signorina viene costretta dalla Grimilde in regia a interpretare i seguenti, edificanti ruoli: il burattino con tanto di fili manovrati dalla perfida lampadata, il canarino in gabbia, l’oggetto dozzinale sul nastro trasportatore di una fabbrica, il criceto dentro la ruota, il roditore nel labirinto. Con lei, la donna nuova, che spia, scruta al microscopio, preme bottoni e ha l’aria di divertirsi un sacco, nel fare quello che senza metafore o simbolismi tanto sofisticati, fanno gli stilisti, lei per prima, da sempre: confinare la donna nel fulgido ruolo della cavia. Dell’esperimento da laboratorio. Del burattino svuotato di ogni traccia di sensualità e ridotto a stampella. E a ben guardare, la cavia se l’è scelta con cura, la nuova Donatella. La bionda modella protagonista dello spot infatti è Daphne Groeneveld, sedicenne olandese famosa per la sua spaventosa magrezza . Alta 1,80 le misure di Daphne sono 80/60/88, che più o meno sono anche le misure seno-vita-fianchi di una scopa elettrica. In molti siti la filiforme olandesina viene perfino definita un pessimo esempio per le ragazze a rischio anoressia e, dulcis in fundo, non è certo un caso se la famosa Carine Roitfeld la opzionò in esclusiva per Vogue Paris fino allo scorso dicembre, quando la schiaffò in copertina sul controverso numero che le è costato la direzione del giornale. Perchè lei, Carine, altra misogina camuffata da grande esteta, agghindò delle bambine da vamp. E perchè, da sempre, aveva il vezzo contestatissimo di scegliere modelle il cui peso specifico era quello della carta da forno. Ora, francamente, con questo video, io non so cosa sia saltato in testa a Donatella Versace. Magari ha inalato per sbaglio l’ammoniaca con cui si decolora la chioma e ha avuto un attimo di stordimento. Magari, quando il suo entourage dichiarava entusiasta “Che idea meravigliosa!”, lei era rimasta incastrata in una capsula abbronzante. Magari, l’agghiacciante video, è solo un furbo escamotage per aizzare le folle e vendere qualche pezzo in più di una collezione che, per giunta, è un’accozzaglia di meduse, greche, palmizi e stampa barocche. Ma se davvero la nuova Donatella s’è prestata al giochino provocatorio per un po’ di clamore mediatico in più, io dico che il prezzo che pagherà per questa scelta di pessimo gusto si chiama sdegno. Un prezzo decisamente troppo alto per una che s’è appena data al low cost.

Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

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Commenti

Il problema in generale è che stiamo svilendo il nostro paese in tutto ciò che ha sempre avuto di prestigioso e bello, donne comprese!
e il problema riguardo a questa "cosa" di Donatella per me è ache un altro, l'ho scritto qui

http://borgodelduca.blogspot.com/2011/11/diciannove-e-novanta.html?spref=fb

Grazie a Selvaggia per lo spunto polemico.

cioè, fatemi capire, il problema non è che Crudelia Versace usi una gruccia al posto di una donna, e per di più la descriva come un'oca che fa il criceto, ma che menta sul fatto che le sue creazioni sartoriali non sono "a poco prezzo", e che svilisca "l'arte", ovvero la moda, che non può scadere al prezzo plebeo di 19,90 euro....ho capito bene?!!

Come ci si può aspettare buon gusto, ironia e stile da una donna che, se buttata in una vasca, potrebbe essere scambiata per un pesce pulitore? Il paradosso sta nel fatto che Versace non interpreta Grimilde o Sully Spectra: è semplicemente la donna priva di scrupoli che è nella realtà. Nessuna rappresentazione scenica; nessun artefatto metalinguistico; nemmeno l'ombra di un messaggio subliminale: Donatella sta alla moda come la rivista Quattroruote nel mio bagno, è umana come un Bravo Simac ed è simpatica come Nelly Oleason. Ma fin qua ci può stare: non conosco uno stilista che di sti tempi sia diverso. Ciò che più scoraggia è che vuole farci credere, in un modo tutto suo, che lei regala a feti prematuri la possibilità di vestire a poco prezzo le meraviglie della sua Maison, quando in realtà riesce solo a ricordarci che certe cose non le indosseremmo nemmeno al carnevale di Ivrea, colpiti da quintali di arance.
Quindi facciamo una bella cosa: regaliamole una partita di cocaina purissima e Barbie Gira-la-moda, così che si chiuda nella sua casetta di Gressoney Saint Jean e la smetta una volta per tutte di dire e fare certe cazzate.

Vale

Mi presento.
Sono Anna, ho un Blog di cui sopra, collegato a filo doppio con la mia attività, un piccolo negozio di abbligliamento.
Entrambi hanno pochi mesi di vita...sto imparando a gestire l'uno e l'altro.

Ti scrivo perchè da un paio di giorni sono alla ricerca sul Web di qualcuno che la pensasse come me su questa mega(orrida) operazione commerciale che la Donatella nazionale fa con H&M.
Vorrei scrivere un post su questa cosa ma fino ad ora ho trovato solo parerei favorevoli e FINTI.

Gianni Versace è stato un artista, avevo 12 anni quando mi emozionai, la prima volta, per le sue creazioni.
Era un sarto e un creativo, quello che faceva lui con i costumi di sceena teatrali era... arte.

Ora un abito Versace costerà 19,90 euro? Di cosa sarà fatto, di maglia di metallo leggera come seta o di carta stagnola?

La moda, forse sarà anche troppo costosa, ma l'arte non ha prezo.

Grazie Selvaggia per aver espresso un'opinione, del tutto fondata e realistica, su questa operazione commerciale che nessuno vuole chiamare per quello che è.

Vorrei citarti come fonte nel mio prossimo post.

Anna

L'ad, oltre che svilente, è brutto.
L'estetica paranoica disturba lo spettatore e non crea desiderio intorno al prodotto.

Le modelle magrissime sono la cosa che salta meno all'occhio, ormai, in questo tipo di comunicazione. E' la loro oggettivazione che colpisce, il sadismo latente e la mancanza d'ironia nella messa in scena.

Nel video qui sotto, comunque, Donatella Versace ci chiarisce che non si trattò di malfunzionamento della capsula abbronzante, mostrando di divertirsi un mondo:

http://www.youtube.com/watch?v=SfMLS-H5E_Q&feature=related

fosse farina del sacco di un uomo, questo spot avrebbe fatto uscire dai circoli femministi militanti tutte le varie Lelle Costa, Michele Murgia, Margaret Ammazzantini, Conchite De Gregorio, Darie Bignardi, etc. etc., con l'utero in fiamme e un paio di cesoie minacciosamente tra le mani. Invece è merito di una "provocatoria" Donatella Versace e allora, mejcojoni...sorvolando sulla deportata di Auschwitz protagonista del lo spot.
A tal riguardo dovresti scrivere anche qualche gustoso articolo sui numerosi exploit della Celentano ad Amici, e sulle sue considerazioni sulla "bellezza" femminile applicata alla danza, roba che milioni di ragazzine catodico-dipendenti assumono il Prozac ad ogni striscia pomeridiana del programma. Evviva i modelli educativi.

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