il blog di Selvaggia Lucarelli
Mantienimi:
il libro di Selvaggia Lucarelli
VADEMECUM PER NON DIVENTARE FAMOSE
Censimento Nazionale Veline-Calciatori, Il Mio Matrimonio, Single: manuale d'uso, Miss Italia, Prodotti di bellezza, Il Natale (parenti tipici), Contratto con gli E-lettori, For Men Magazine, 8 Marzo, La vetrina degli orrori, Stati d'animo dopo un provino, Fenomenologia del burino arricchito, A proposito di donne, Stefano Fiore (Inedito, Gazzetta dello Sport)
« Agosto 2011 | Pensatoio | Ottobre 2011 »
No, vi prego. Guardate le tre, quindicenni, al Karaoke di Fiorello. La Raznovich già simpatica come un orchite, Elisa un abbacchio scottadito e Laura Chiatti già con la grinta della paesanotta castana e nanetta, che avrà il suo riscatto biondo platino.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Il delirante discorso del sindaco di Catenanuova Ando Biondi tra mirabolanti "se dovrei" , quando è venuto Albano e Romina" e farneticazioni da post-narghilè. (di crac, però) Perfino Povia, di fianco a lui, sembra normale. A Catenanuova, legatecelo con la catena.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio pezzo di oggi per Libero:
"Selvaggia, scusi il disturbo, Le prometto che se non riceverò risposta a questa mail non insisterò oltre. Sono un uomo di trent'anni che adora obbedire alle donne, soddisfare ogni loro vizio e capriccio. Mi creda, quando ricevo un ordine da una donna non posso assolutamente fare a meno di obbedire.Le chiedo, con umiltà, se Le andrebbe di farmi felice diventando la mia Padrona.Posso ricaricarLe il cellulare, la postepay, pagare le Sue bollette o sbrigare ogni faccenda che Le possa arrecare fastidi. Attendo speranzoso una risposta, un Suo aspirante cagnetto servitore. Giorgio G."
Ecco. Voi immaginate di aprire la posta elettronica e trovare una mail così. Il cui mittente è sì, un tizio che si firma Giorgio G., ma anche un tizio la cui casella di posta elettronica è obbedisco sempre@..... Insomma, uno che è cagnetto servitore, fin dall’account. La mia prima reazione, nel leggere le sei righe del chihuahua bipolare, è stata, ovviamente, di sbigottimento. Per un attimo mi sono perfino chiesta se potesse essere il mitico Ragionier Spinelli, che non potendo più recarsi in posta per pagare le bollette delle olgettine, mi è andato in astinenza da bollettino postale. Poi è subentrato il pragmatismo. Della serie: se l’aspirante cagnetto pulisce anche i tappeti e giura di eliminare ogni traccia di fughe nere dalla doccia, io mi faccio impalmare entro una settimana. E così, trepidante e desiderosa di avere più informazioni possibili sul mio futuro marito, me ne sono andata su google e ho scoperto che Giorgio G., in realtà, non è Mrs Doubtfire, ma un money slave. E guardate che non siamo nel ramo delle consulenze finanziarie, ma di quello, più sbalorditivo e tragicamente comico, della sottomissione sessuale. C’è chi s’attizza col la guepiere, chi scambiando la moglie come fosse una figurina Billa, chi deve essere frustato come una tigre da circo, chi ti deve appendere al lampadario come una strobo e chi, incredibile ma vero, non si eccita se non ti paga qualcosa. Non arrivate a conclusioni affrettate. Non sto dicendo che Flavio Briatore è un money slave. E neppure che se uno insiste ad offrirti un’aranciata al bar, poi avrà una polluzione involontaria alla cassa. Qui stiamo parlando di maschi in cerca della donna dominatrice, di quella donna che ti sottomette a colpi di frusta, tacchi a spillo o strisciate di American Express. Di quella donna che nel gergo del maschio scendiletto, si chiama Mistress. Ebbene, la sottoscritta, da un paio d’ anni a questa parte, ha una nutrita schiera di slaves alle calcagna. E quando dico calcagna, non è che sia in vena di slang poliziesco, è che per un Giorgio G. che si eccita se lo chiamo “Bancomat” tra le lenzuola (o forse anche solo comprando lenzuola di Armani Casa col suo Bancomat), la maggior parte dei miei affezionati slaves è affascinato proprio dal mio calcagno. E poi dal pollice. Dalla pianta. Dal collo. Insomma, dal mio piede. Io non so se è perchè quel Natale ho osato esumare dalla scatola incartata e infiocchettata quel sandalo tacco 12 prima della mezzanotte e s’è abbattuta su di me una sorta di maledizione da Jimmy Choo, fatto sta che non c’è giorno in cui io non riceva la mail delirante di un tizio che mi fa le seguenti richieste: a) Mi manderesti delle foto dei tuoi piedi ? E fin qui, vabbè. b) Non è che posso leccarti i piedi per ore e annusarli e venerarli? (manco se gli dici che hai appena finito di fare jogging con le Superga del liceo, li scoraggi) c) Non è che possiamo andare al mare insieme e poi io ti tolgo tutti i granelli di sabbia tra le dita con la lingua? (che tu pensi, se poi dà una ripassata pure alla sabbia sul tappetino della macchina quasi quasi) d) Non è che posso essere il tuo scendiletto e tu ti pulisci i piedi su di me strofinandoli a più non posso sulla mia schiena? (che tu ti dici: se non lascia manco i pelucchi, perchè no.) Poi ci sono quelli che vorrebbero essere infilzati come un kebab dal tuo tacco a spillo, quelli che vorrebbero essere stritolati come un mocioo Vileda, quelli che ti chiedono di rivolgerti a loro con affettuosi nomignoli tipo verme schifoso-fecciaumana-rattodifogna-pelodiunascelladiMartufello e quelli che ti cercano su Wikifeet. Sì avete capito bene. Esiste un wiki-piedi, ovvero un sito con un archivio di 367561 foto di star (e non) con le estremità inferiori in bella vista. Materiale bollente: la Carfagna sdraiata al mare sul lettino che si gratta il polpaccio destro col pollicione del piede sinistro, io che pesto uno scontrino fiscale con una ciabatta e oscenità varie che, per pudore, non vi riferirò. Ed è così che la Mistress, anzi, questo trentasei scarso che vi scrive, a furia di leggere mail di uomini che sembrano l’anello di congiunzione tra un cane bagnino e il tappetino antiscivolo, si domanda da tempo: ma i maschi che ti sbattevano al muro che fine hanno fatto? Si sono estinti con la moda del loft?
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
A Glossip un'ex stagista di Corona Star's racconta che, in sostanza, il vero editore era Belen Rodriguez. E che lui, il maledetto, in realtà è un maledetto zerbino.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio articolo sul quotidiano Libero di oggi:
“Dopo tre numeri, me ne sono andato due mesi in vacanza con Belen, quindi sì, non ho fato un c…. Ma ora ho altre priorità nella vita.” Fabrizio Corona commenta così, con la sua solita, spiazzante franchezza, la chiusura, dopo soli quindici numeri, del suo strombazzatissimo settimanale Corona Star’s. Confermando dunque la tesi di molti, ovvero che il giocattolo, in realtà, l’ha stancato presto. L’avventura, a dire il vero, non era parsa destinata al successo fin dal suo esordio in edicola. Tra refusi, editoriali sgrammaticati, servizi di dubbio gusto, pochi scoop e foto di Belen e sorella anche nell’oroscopo della settimana, si capiva fin da subito che il Fabrizio editore aveva le idee un po’ confuse. E più che un giornale, era sempre parso a tutti un costoso sistema per assestare vendette trasversali ai suoi nemici più acerrimi. Indimenticabili l’impietosa copertina dedicata a un bikini non esaltante di Simona Ventura dal tenero titolo “Grasso è bello” o quella con una giovanissima Barbara D’Urso (lei a Fabrizio ha intentato tre cause diverse) che copriva le sue grazie con un misero quarantacinque giri. “Certo che mi sono divertito ad attaccare gente che non mi è simpatica, il gusto è anche quello! E in quindici numeri, mi ha querelato solo la D’Urso”, commenta Fabrizio. “Riguardo gli strafalcioni, posso dire che purtroppo ho sbagliato i tempi. Prima sono andato in edicola, poi ho imparato a fare il giornale. E comunque avevo anche voglia di starmene in vacanza con la mia fidanzata, nella mia vita ci sono cose più importanti”. E se Fabrizio pare tranquillo, non tutti suoi ex collaboratori sembrano averla presa benissimo, visto che in molti sono rimasti a spasso da un giorno all’altro e, qualcuno sostiene, con mesi di stipendio non pagato. L’ex direttore di Corona Star’s Luca Arnaù difende Corona: “Fabrizio ha visto un forte calo di vendite a settembre e s’è spaventato a tal punto da decidere la chiusura. Ma torniamo in edicola con un mensile e io ci sarò.” Chiediamo a Fabrizio come si chiamerà il nuovo mensile . “Lover. Ah no, The lovers. Lovers”. Insomma, dalla guida spericolata all’editoria spericolata. Ma il vero dramma, come commenta qualcuno sul web, è il quesito irrisolto che ci porteremo fin nella tomba: cosa cavolo significava, Corona Star’s, con quell’apostrofo messo lì?
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio articolo sul quotidiano Libero di oggi:
Mi è venuta voglia di vestirmi da sexy-infermiera. Di murare in casa le racchie. Di tatuarmi sul piede le iniziali “S.B: tvtttb”. Di rotolarmi nel letto di Putin. Insomma, di far girare la patonza. E se Anna Wintour rilascia un’altra intervista in cui bacchetta i costumi di questa Italietta volgare e viziosa, giuro che attuo i miei propositi con una tale solerzia che al confronto Terry De Nicolò sembrerà un alto prelato dell’Opus Dei. E guardate che io non sono particolarmente selettiva in fatto di pulpiti. Ho accettato le filippiche della Carfagna sulla dignità femminile. Ho digerito le elucubrazioni del Trota sulle responsabilità delle nuove generazioni. Sarei perfino disposta a tollerare il duro j’accuse di Fabrizio Corona contro i truzzi da tatuaggio compulsivo, ma la predica da Anna Wintour non me la faccio fare. Voglio dire, durante la settimana della moda è già abbastanza urticante la visione di lei, seduta in prima fila a tutte le sfilate con l’aria perennemente schifata di quella che l’abito che sta sfilando, al massimo, lo utilizzerebbe come presina da forno. E’ già altamente intollerabile sorbirsi la piaggeria degli stilisti che spostano le loro sfilate se in quell’orario la Wintour ha deciso che ha voglia di vedere “Spongebob” su Disney Channel. E diciamocelo, sarebbero già inaccettabili anche solo quel caschetto frigido e l’occhiale scuro di colei che siccome è la vestale della moda, deve preservare da occhi indiscreti le grandi verità custodite, ovvero se il maculato reggerà un’altra stagione e se la gonna sopra il ginocchio è out. Ma la Wintour, questa volta è andata oltre. Tra una sfilata e una cena di gala, ha deciso infatti che era ora di dire la sua anche sul degrado morale di questo paese, oltre che sulle giacche destrutturate. Ha deciso di autonominarsi depositaria dell’etica e ricordarci che viviamo in una dittatura, chiedendosi, in un'intervista a Repubblica, come possiamo tollerare Berlusconi e il suo giro di ragazze e invitando le donne italiane a scendere in piazza durante le sfilate per manifestare contro il malcostume. Parole sante. Se non fosse che io le ramanzine dal sapore bolscevico e femminista da una tizia che potesse, riaprirebbe i gulag per spedirci in massa chi veste Oviesse e scioglierebbe nel grasso delle liposuzioni tutte le donne sopra la taglia 38, non me le faccio fare. Tanto per cominciare, Anna Wintour parla di dittatura. Anna Wintour, ribadisco. Roba che se Hitler è stato Fuhrer per undici anni, lei dirige “Vogue America” da ventitre e quando sente aria di colpo di stato minaccia di portarsi via fotografi, modelle e giornalisti e far diventare “Vogue” l’inserto settimanale di “Cavalli e segugi”. La filo-marxista Anna Wintour, che schifa il totalitarismo e poi impala sulle stampelle della collezione Miu Miu la giovane assistente rea di averle portato il cappuccino tiepido. Lei, che sottopone i subordinati a vessazioni psicologiche da Case Magdalene e che quando gli stilisti vengono invitati a fare dei camei nel film “Il diavolo veste Prada” fa sapere tra le righe che se solo ci provano, i loro vestiti rifiniranno su Vogue quando Alan Elkann vincerà il nobel per la letteratura. Si chiede anche come facciamo a tollerare Berlusconi e le sue ragazze, la bolscevica. E qui qualche volenteroso dovrebbe aspettare che la Wintour mettesse un piede fuori dalla limousine che la scorazza per Milano e mostrarle una bella galleria fotografica che ritrae le ragazze. Quelle ragazze lì. Si accorgerebbe, la signora Wintour, che la Polanco, Nicole Minetti, Barbara Guerra e il resto della ciurma, passeggiano beatamente in via Montenapoleone con le stesse Birkin e Kelly sottobraccio che il suo Vogue piazza in copertina sottobraccio alla modella di turno. Perchè quelle ragazze lì (e mica solo loro), sono anche il frutto del processo di rimbecillimento che la moda alimenta, coi suoi diktat beceri, il classismo odioso, l’idea indotta del finto riscatto sociale regalato dalla borsa da cinquemila euro. E quelle ragazze, a lavorare per millecinquecento euro al mese non ci vanno, perché poi tra affitto e bollette la Birkin e la tetta nuova non ci scappano. Più facile battere cassa a papi. Ci riflettesse, la signora Wintour. Infine, c’è il predicozzo sul perchè non scendiamo in piazza a protestare, noi sciocche donne italiane. A parte che la signora s’è persa il ciclone “Se non ora quando”, ma la capiamo, sarà stata molto impegnata in riunioni sull’improvvisa latitanza dei toni del kaki nelle collezioni primavera estate. Ma poi proprio lei ci viene a fare il sermone femminista? Lei che accettò di mettere Oprah Winfrey in copertina solo a patto che perdesse venti chili, lei che non vuole assistenti sopra la taglia quaranta accanto a sé, lei che utilizza solo modelle il cui peso specifico sia quello del cigno-origami? Si presentasse alla sfilata Versace con un bel panino burro e salame e poi forse ci potremmo anche credere, ai suoi rigurgiti femministi. Cominciasse la Wintour, a non mortificare la donna. E infine, una menzione speciale la merita il giornalista che le ha domandato se le sfilate di moda possono essere una risposta all’immagine degradante delle olgettine. Certo. La moda come forza salvifica. Come lavatrice morale. La Birkin di Hermes che lava i peccati della D’Addario. La stampa animalier che redime le gemelle De Vivo. L’abito chiffon, la pashmina in cachemire, la cintura di pitone, il tacco dodici che restituiscono sostanza a un paese smarrito nell’effimero. Ma per favore. E ora scusate ma mi fermerei qui, altrimenti l’abito da sexy-infermiera finisce che me lo compro davvero.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Oggi, nel mio programma Glossip, ore 14,30, canale 143 di Sky, parlermo del caso Alessia Tedeschi Miss tv sorrisi e canzoni e la sua presunta storia col figlio di Patrizia Mirigliani Nicola Pisu. Interverranno al telefono Daniele Soragni e la miss Alessia Tedeschi.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio articolo per il quotidiano Libero oggi in edicola:
Se è vero che non c’è reginetta senza strascico, lo strascico, ad appena un giorno dall’elezione della reginetta, è arrivato. Nulla che costringerà a rivedere i confini della ex Jugoslavia, intendiamoci, però la chiacchiera malevola è venuta fuori e tocca riportarla: Alessia Tedeschi, la numero ventitré eletta la sera della finalissima “Miss Tv Sorrisi e canzoni” con tanto di fascia consegnata dal buon Daniele Soragni, sarebbe stata fino a poco tempo fa, la fidanzata del figlio di Patrizia Mirigliani, il giovane Nicola Pisu. Lo sostengono molti amici dei due e a indagare nel giro degli organizzatori di eventi e sfilate viene fuori che la storia è un po’ il segreto di Pulcinella. Nulla di sconvolgente e in un periodo in cui pure ad intercettare il centralinista di Prontopizza viene fuori che il pony express ha raccomandato la cugina per un posto da ereditiera, direi che il peccato sarebbe veniale. Fatto sta che la bella Alessia, tanto estranea alla famiglia Mirigliani, non lo era di sicuro. E che il figlio di Patrizia, Nicola, oltre ad avere avuto un flirt con Miss Tv sorrisi e canzoni, è anche uno dei più vicini collaboratori di mamma Patrizia. Il ragazzo infatti, ha solo ventidue anni ma già da quattro lavora dietro le quinte del concorso. E insomma, c’è da capirlo. E’ più facile che venga voglia di seguire le orme di una madre che seleziona stragnocche che quelle di un padre che lavora al tornio, vagli a dar torto. Fatto sta che Nicola, oltre ad aiutare mammà nell’organizzazione, è anche il direttore di produzione di Miss Italia Channel, il canale web del concorso che manda in onda servizi sulle miss realizzati dalle reginette di edizioni passate. Nicola, a dirla tutta, non è nuovo a questo genere di chiacchiere. Già due anni fa si disse che tra lui e la Miss catanese Miriam Leone ci fosse del tenero, ma la voce non fu mai confermata e comunque, la simpatia era nata a elezione avvenuta, per cui faccenda diversa. Raggiunta al telefono, Alessia Tedeschi (che bisogna ammetterlo, è una gnocca imperiale) rimane sorpresa da domanda diretta: “Patrizia Mirigliani era o no tua suocera?”. Dieci secondi di silenzio pre-duello da film western. Poi dice no. “Ma Nicola lo conosci?”. “Beh, sì, ci conosciamo da tempo, facevamo sfilate insieme per Cesare Guidetti...”. Nega, poco convinta, che ci sia stata una storia ma ammette di conoscerlo bene. Poi però le chiedo se si sono lasciati o no, e aggiunge una frase piccata: “Diciamo che meritavo di arrivare in finale e tra le tre finaliste non ci sono arrivata….Hanno preferito una ragazza semplice, carina.”. Difficile anche estorcere qualcosa a Nicola, visto che in un’intervista rilasciata proprio sul sito ufficiale di Miss Italia, alla domanda: “Hai mai avuto una ragazza qui a Miss Italia?”, risponde seccamente: “Mai. Se è un lavoro, e per me è un lavoro, questo non è contemplato, non è possibile.”. Insomma, lui le miss manco le vede, certo. Passa una bionda diciottenne alta un metro e ottanta e lui tiene il capo chino intento a controllare che Frizzi non abbia la fronte lucida. Con Alessia, però, deve aver fatto un’eccezione. E inevitabilmente, ora qualcuno si chiederà se alle finali di Miss Italia la bella abruzzese ci sia arrivata solo con le sue (lunghe) gambe. Se la fascia di Miss Tv sorrisi e canzoni se la siano guadagnata i suoi occhi azzurri o le sue frequentazioni con casa Mirigliani. Morale della storia: a mamma Patrizia, visto che si ritrova un figlio sveglio, piuttosto avvenente e in età da ormone imbizzarrito, ci sentiremmo di consigliare di aggiungere una regola, al suo decalogo sul comportamento che deve tenere una miss. E più precisamente: “Prova a buttare un occhio su mio figlio e ti strozzo con la fascia di Miss Esselunga”.

Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio articolo per il quotidiano Libero su Miss Italia 2011 :
Peccato che il patron Enzo Mirigliani quest’anno se ne sia rimasto a casa e non lo si sia visto ronfare come al solito in prima fila, perchè avrebbe seriamente rischiato di sembrare l’elemento più giovane del concorso. Mi ha fatto perfino tenerezza, Miss Italia 2011. Senza patron, senza Salsomaggiore, senza un Depardieu infoiato in giuria, senza un sospetto trans in concorso. Neppure un eunuco in sala stampa, niente di niente. Diciamocelo. Patrizia Mirigliani che sbotta con la Rai e afferma che non si fanno le nozze coi fichi secchi, è perfino ottimista. Da casa, lo show è parso realizzato, al massimo, con due lenticchie avanzate dalla tombola natalizia. In un’edizione normale ci saremmo accaniti su Fabrizio Frizzi e per carità, la sua conduzione è talmente soporifera che al confronto Lorena Bianchetti è una Bestia di satana.
Per carità, a guardarlo con quegli occhi perennemente stropicciati di quello che si alza tre volte a notte per la prostata, si è colti da una tristezza siderale. E per carità, a sentirlo commentare con la solita risata qualsiasi frase gli si rivolga, vien voglia di sostituire la tv con una fontana feng shui, ma se si addossassero le colpe dell’apocalisse a cui abbiamo assistito al povero Frizzi, saremmo ingiusti. La verità è che quest’anno c’era più naftalina sul palco di Miss Italia che nel cassetto delle camicie di Aldo Biscardi. E che i potenti mezzi con cui s’è realizzata la kermesse erano su per giù quelli approvati dalla giunta comunale di Frascati per la sesta edizione di “Miss Raccordo anulare e oltre”. Il primo segnale di decadimento era nelle fasce improbabili delle miss, tipo, tanto per citarne qualcuna, “Miss tecnologia fedelity point”, “Miss simpatia Esselunga”, “Miss Sorriso Castello Monte Vibiano Vecchio”, “Miss eleganza sì è lei”. Che poi, a parte l’orrore dei nomi dati a queste fasce, vorrei capire il criterio con cui vengono assegnate. Chi è la Miss Sorriso Esselunga? Quella con la faccia da cassiera? E “Miss Eleganza sì è lei” che vuol dire? Sì è lei cosa? Quella che t’ha rigato la macchina ieri nel parcheggio? E dove l’hanno trovata una miss a Monte Vibiano Vecchio che è un comune con sedici residenti di cui quindici sono uomini over sessanta? Fasce a parte, la vera novità di quest’anno era l’apertura del concorso alle taglie 44. Peccato le abbiano aperte pure alle taglie 6/8 anni perchè c’erano un paio di miss tra cui la toscana Chiara Caporalini, la cui circonferenza coscia era quella di un acino d’uva rossa. E comunque, la faccenda delle miss abbondanti non ha convinto nessuno. Intanto sono stati mesi a menarcela su quanto si possa essere belle e eleganti e leggiadre anche con qualche chilo in più, e l’unica che durante la sfilata s’è andata a cappottare per le scale a mo’ di carrozzina della corazzata Potemkin, è stata proprio la Miss Curvy Sara Izzo. Poi insomma, quelle che hanno spacciato per “ragazze curvy” sono sostanzialmente fanciulle di cui non si vede il femore controluce come accade nella modella tipo, ma di sicuro, di lì ad essere curvy ce ne passa. Mi permetterei di dire alla signora Mirigliani che se un’ adolescente complessata con una decina di chili in più sente definire “curvy” una di quelle gnocche che hanno sfilato ieri sera, penserà di appartenere alla categoria “capodoglio” e finirà per morire digiuna nella sua cameretta col poster di Twilight appeso sul letto. Ci pensi su. Spenderei due parole anche sulla giuria. I mezzi erano quelli che erano e quindi tra un Giorgio Pasotti con l’aria di quello che sarebbe stato più volentieri seduto su un geyser sulfureo che lì in giuria accanto alla Giacobini e un Enrico Vanzina che ormai ha un unico scopo nella vita, ovvero quello di farci rivalutare le pettinature di Gigi Marzullo, la mestizia regnava sovrana. In più, quest’anno qualcuno deve aver convinto Patrizia Mirigliani che inserire due blogger tra i commentatori della serata sarebbe stata una gran botta di modernità. Una roba che sarebbe arrivata alle orecchie di Bill Gates. Ed è così che viene data la possibilità ai blogger di parlare. L’esordio di uno dei due è folgorante: “Guardando dal vivo questo show, mi chiedevo se questo spettacolo è ancora televisivamente attuale”. Ora, immaginate la faccia di una tigre siberiana a cui una mietitrebbia ha appena messo sotto i quindici cuccioli appena nati. Ecco. Quella era la faccia di Patrizia Mirigliani in quel momento. E siamo al nodo fondamentale della questione: Patrizia Mirigliani. Io lo capisco che la signora Patrizia sia sentimentalmente legata all’idea di un concorso di miss in cui le ragazze arrivano dalle risaie col mutandone a vita alta sopra la calza di nylon e la lettera del fidanzato al fronte nascosta nel reggipetto, ma qualcuno le deve spiegare che i tempi sono leggermente cambiati. Fate qualcosa. Fatele leggere qualche stralcio di conversazione tra Barbara Guerra e Marystell Polanco, fatele fare uno stage con Manuela Arcuri, fatela stare in fila fuori da Cinecittà durante i provini di Amici, qualsiasi cosa, ma qualcuno la illumini. Qualcuno le spieghi che tra Marystell Polanco e il suo stantio decalogo su come dovrebbe essere una Miss, si potrebbe cercare una mediazione. Un decalogo, per giunta, che pare più il sermone di un quacquero durante la messa pasquale che il regolamento di Miss Italia. Tanto per fare qualche esempio, secondo la nostra Patrizia, le ragazze non devono avere costumi sgambati. Ora, l’ultima ad indossare costumi sgambati è stata Sabrina Salerno nel video di “Boys”, quindi non stesse in pena che non c’è pericolo. Poi è contraria alle unghie finte, al piercing e , udite udite, un passaggio del suo decalogo dice esattamente così: “No a rifacimenti fisici troppo vistosi e visibili. Il Concorso non compie controlli per accertare se una miss ha parti del corpo “rifatte”, ma interviene se le modifiche sono evidenti”. Cioè, Patrizia Mirigliani si sente in dovere di tranquillizzare le miss sul fatto che la giuria non pianterà nelle tette delle ragazze un punteruolo spacca ghiaccio per esser certi che non fuoriesca silicone. Ora capite perchè dico che i quacqueri al confronto sono gente moderna. E perchè a sentire le miss snocciolare le loro retoriche banalità imbeccate da mamma Patrizia (e una è vegetariana, una s’è salvata dal terremoto, una insegna catechismo, una c’ha due figlie, una è operatrice ecologica volontaria e una “la salute prima di tutto”), viene da pensare che Enzo Mirigliani, in confronto alla figlia, sia un pericoloso sovversivo.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Manuela Arcuri: da "L'Onore e il rispetto" a "Il peccato e la vergogna". E non è una fiction, Manuè.

Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Ma quindi, tirando le somme: non è la Arcuri l'unica a non averla data a Berlusconi. E' Berlusconi l'unico a non averlo dato alla Arcuri.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Fermi tutti. Abbiamo la soluzione all'sms più criptico della storia di tutte le intercettazioni. Il famoso, mitologico sms di Sara Tommasi: "Se io mi devo kurare, tu piantala con cocaina, cani e mignotte!". Ragazzi, al minuto 2:43 si sente distintamente l'abbaio di un cane. Escluderei solo il San Bernardo perchè è un culone inchiavabile.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Questa qui è la nuova fidanzata di Geroge Clooney. Roba che la Canalis in confronto era economista finanziario. Un minuto di silenzio.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Oggi alle ore 14.30 in diretta e in replica alle 21.30 su La3 (Sky, 143) e in streaming su La3tv.it a Glossip con Selvaggia Lucarelli si parlerà del caso Alessandra Amoroso (capricci, scortesia nei confronti dei fan e ripensamenti) con la partecipazione e interventi esclusivi dei fan.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

E fu così che quattro giorni dopo la faccenda del suv che blocca il tram e lo scampato linciaggio, colei che scrive, quel suv, se lo ritrovò davanti. Non è che riconoscerlo sia stata una gran fatica, visto che a fare shopping a due passi dal duomo con una jeep mimetica, potevano essere solo due personaggi: Lapo Elkann o il generale Schwarzkopf. E siccome il generale ha chiuso con le guerre da un po’ e del mimetico faceva un uso corretto (mimetizzarsi nel deserto o in conferenza stampa), l’unico indiziato è rimasto lui, Lapo, che di guerre ne tiene in piedi un bel po’, da quella fredda con le donne a quella nucleare coi congiuntivi e che con rara scaltrezza, utilizza il mimetico, non per confondersi ma per farsi notare. Per personalizzare mica una Vespa o il cinturino di un orologio, no, un suv. E per far sì che una semplice passante come me, in un tranquillo pomeriggio di shopping, intuisca al volo che quella jeep parcheggiata nell’area destinata al carico e scarico merci sia la sua, quella del tram e dei passanti che volevano mimetizzare anche i connotati di Lapo, sulla carrozzeria. Un modo astuto per brandizzare le boiate, oserei dire. La passante prova a trovargli un alibi, ma gli riesce difficile immaginare Lapo nell’atto di compiere una qualsiasi attività che preveda la fatica fisica, figuriamoci se se lo vede scaricare qualcosa. S’è pure inventato gli occhiali in carbonio, Lapo, per dover sopportare al massimo tre grammi di peso sulla testa cervello compreso, per cui no, le sfacchinate non sono cosa sua. La passante si avvicina al suv camouflage e sbircia l’interno. Altra sorpresa. Il sedile lato guidatore ha la cintura di sicurezza agganciata, pratica assai nota a chi non la indossa e la aggancia per zittire il bip molesto.

Ora, visto che tra le categorie esentate dall’obbligo di indossare la cintura ci sono poliziotti e tassisti ma non i rampolli vagamente somiglianti al gatto Garfield in doppiopetto, viene il dubbio che Lapo usi commettere un’altra infrazione. Ma è un ipotesi, e se si vuole infierire sull’Elkann vermiglio c’è una tale rosa di certezze che limitarsi a ricamare su un presupposto, sarebbe un peccato mortale. Per esempio, la passante, se si interroga sulla vita di Lapo, non capisce molte cose. Intanto sui suoi cenni biografici. Per chi non lo sapesse, Lapo è un alpino, fatto che per uno che non è una cima, è già abbastanza paradossale. Poi si è laureato in relazioni internazionali e vabbè, Nicole Minetti è laureata con centodieci e lode e Madalina Ghenea studia fisica quantistica, per cui sorvoliamo. Il mistero più grosso riguarda il suo anno da assistente a Henry Kissinger, ovvero uno che nella sua esistenza ha avuto a che fare col Vietnam, la guerra fredda, il Watergate, Timor Est e la Realpolitik, per cui ora la domanda è: in cosa lo assisteva Lapo? Quali contributi di creatività avrà portato al buon Kissinger? Gli avrà suggerito di produrre una felpa con la scritta “Vietcong” per avvicinare il target reduci di guerra al prodotto Esercito degli Stati Uniti? Poi c’è il problema delle fisse. La prima è quella per l’italianità. Per l’orgoglio di essere italiano. Per la bandiera italiana. Che diciamocelo, esteticamente parlando è pure una mezza ciofeca ma lui la piazza dappertutto. Una roba che se Lapo fosse stato un contemporaneo di Garibaldi, l’avrebbe fatto sbarcare a Marsala con l’occhiale in carbonio. Solo che poi succede un fatto strano: il suo marchio lo chiama “Italia independent”, la sua factory creativa la chiama “Independent ideas” e la fonda il 4 luglio, che è la festa dell’indipendenza americana. Infine, che tu gli chieda che ora è o cosa ne pensi della manovra finanziaria, lui estrae dalle tasche due palline rosse contenenti i termini “brand” e “concept” e li ripete tre/quattro volte a casaccio. Cioè, è orgoglioso di essere italiano e l’italiano gli fa sostanzialmente schifo. Andateci sul sito di Italia Independent. L’introduzione recita così: “Italia Independent è un marchio di creatività e stile per “persone indipendenti” e trendsetter, la cui innovazione si basa nel coniugare fashion e design, fondere tradizione e innovazione e nel posizionarsi tra il designer wear e l'urban sport wear”. Cioè, quest’uomo non azzecca un congiuntivo dalla vittoria di Luna Rossa in Nuova Zelanda e poi parla di designer wear?
L’altra fissa di Lapo è il carbonio. Io pagherei per sapere da dove gli arriva ‘sta fisima. Lui il carbonio lo deve mettere dappertutto, negli occhiali, nei caschi per la moto, nei jeans limited edition, nella sabbietta per il gatto e nel cappuccino la mattina. E il bello è che crede di convincerci a comprare le sue boiate al carbonio con i seguenti argomenti: “I jeans contenenti fibra di carbonio proteggono da scariche atmosferiche, campi elettrostatici ed emissioni elettromagnetiche.”. Qualcuno gli spiega che il suo target medio non è l’addetto alla manutenzione satelliti della base di Cape Canaveral, ma il trentenne fancazzista figlio di papà e che l’unica emissione elettromagnetica con cui ha a che fare è quella del pos che con una sola strisciata gli polverizza 1700 euro netti per gli occhiali di Lapo? Grazie. Poi c’è il capitolo casini e affini. Sta con Martina Stella, la lolita bionda più desiderata d’Italia, e viene fuori che le preferiva il trans Patrizia, all’anagrafe Donato Brocco. E tu dici vabbè, in fatti di gusti ognuno è independent. Uno può essere trendsetter e trans-setter, mica una cosa esclude l’altra, per carità. Poi va a vedere una partita degli NBA e con un intervento da bordo campo, riesce a influenzare una partita e far perdere i Raptors, che con quel nome poi mi auguro l’abbiano atteso fuori dal palazzetto per fargli testare la differenza tra la leggerezza del carbonio e la pesantezza di uno schiaffone assestato da un cestista mulatto altro 2 metri e venti. Poi la fidanzata/cugina che tu dici “Ma non erano solo i Forrester a incrociarsi tra di loro?” che posa con lui su tutti i red carpet del globo, da quello del Festival di Venezia a quello della sagra del fagiolo borlotto. E ci sarebbero anche le trovate degli occhiali in 3 D Italia Independent con effetto velluto, i mocassini scamosciati viola, gli utilissimi skateboard Independent e la casa di Lapo in zona ticinese coi Barbapapà giganti, ma mi fermerei qui, con una consapevolezza. Qualsiasi cosa faccia Lapo, ci sarà sempre una Anna Wintour di turno pronta a eleggerlo “Best dressed man”. Perchè sotto un certo reddito, se il tuo sport è inanellare boiate, ti rifilano la tessera premio “pirla senza speranza”. Ma sopra un certo reddito e con gli ascendenti giusti, quella tessera viene convertita automaticamente in carta speciale “simpatica canaglia”. E questa è la cifra di Lapo. Anzi, il suo concept.

Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Oggi, ore 14,30, sul canale 143 di Sky, la titolare ricomincia con Glossip. Oggi scoop su Lapo e poi Canalis, Pato e Barbara, Venezia... Vi aspetto dalla mia consueta poltrona stile Toffanin. (la poltrona, mica io)
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Sostanzialmente, la bolgia dantesca che affolla il quadrilatero della moda milanese in occasione della Vogue Fashion Night si spiega così. Non è perchè ci sono i negozi aperti anche la sera. Uno ci può entrare anche dopo la pennica dopo pranzo, da Miu Miu. E' che tutti quelli che non sono mai entrati nella vita da Marc Jacobs perchè per comprarsi una cintura dovrebbero vendersi la sorella alla mafia albanese e sanno che se entrano col negozio vuoto solo per guardare, i commessi milanesi li scruteranno con la faccia di chi ha appena visto una pantegana fare capoccella dal tombino, ecco, quella sera lì, possono entrare senza vergognarsi.
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Il mio pezzo per il quotidiano "Libero" oggi in edicola:
Ogni anno, a settembre, la solita solfa.
E quest’estate che noia, e sempre le solite facce, e solo veline e tronisti, e non ci sono più gli scoop di una volta. Certo, non ci sono più duchesse che si fanno ciucciare l’alluce e gli unici italiani a scorazzare per mare le top model sono rimasti gli stilisti, a cui notoriamente le donne interessano quanto a Piero Fassino interessa la discografia di Bob Sinclar, ma di cose, in quest’estate 2011, ne sono successe eccome. Ci sono state le copertine dedicate a Simona Ventura, per esempio. E se vi sembrano un fatto trascurabile, sappiate che quelle foto di copertina hanno tenuto banco sotto gli ombrelloni assai più della manovra finanziaria. Intanto perchè a molti è venuto il dubbio che la Ventura non abbia rinnovato il contratto con la Rai per stipularne uno esclusivo con Photoshop, visto che su Chi e Vanity Fair, la faccia della conduttrice sembrava quella di una trasfigurazione sul Monte Tabor. Gira voce che durante lo shooting per Vanity a Miami, gli abitanti della città della Florida siano rimasti sei ore senza luce perchè per schiarire gli zigomi della conduttrice è stato utilizzato il gruppo elettrogeno che illumina Ground Zero e che quelli di Sky l’abbiano convinta a lavorare per loro con la motivazione che sul satellite il suo ovale non risentirà degli effetti della forza di gravità, ma si tratta di illazioni.
E’ stata poi l’estate degli stalloni che non ti aspetti. Se una vecchia gloria come Flavio Briatore ormai, al massimo, passa il Fissan sul sederino arrossato di Nathan Falco, un insospettabile Italo Bocchino è stato fotografato nell’arco di un mese con una mora a spasso per Roma, una bionda al largo di Panarea e in atteggiamenti mielosi con, appunto, l’Ape Regina Sabina Began. Diciamo che ora abbiamo capito perchè Montezemolo ha deciso di battezzare il suo nuovo treno/siluro ad alte prestazioni “Italo”. Un altro personaggio con l’ormone esuberante è senz’altro Alessandro Preziosi, il quale dopo essere stato colto in flagrante con modelle, attrici, costumiste, bagnanti, rappresentanti Avon e lanciatrici di giavellotto, ha dichiarato in una toccante intervista a cuore aperto che lui no, non è uno che si limonerebbe pure un armadio a tre ante o una figlia a caso di Sarah Ferguson, no, è solo una persona molto fisica ed espansiva. Fossi la sua ex nonchè madrina del festival di Venezia Vittoria Puccini, regalerei fiumi di espansività a tutti i gondolieri della laguna.
E veniamo al fenomeno “Melissa Satta”. A parte che se lei è diventata una star da copertina per il semplice fatto di essere stata mollata dal proprio fidanzato, io meriterei come minimo la copertina di “People”, la ragazza ha le idee un po’ confuse. Prima lancia l’accorato appello “Bobo, sposami!”, poi, forse nel dubbio che lui dica sì, organizza un tour di addii al nubilato da far sembrare Bobo Vieri un monaco shaolin. Nel frattempo, l’altra mollata da copertina Elisabetta Canalis, anziché festeggiare la fine della sua storia con Clooney (che sostanzialmente vuol dire risparmiarsi un altro agosto sul lago con il centodue per cento di umidità e una tristezza che neanche la fetta di panettone con la crema pasticcera al veglione di capodanno è una roba più deprimente), dimagrisce, si chiude in un cupo silenzio e quando pensi che partirà volontaria in Burundi, annuncia che parteciperà alla versione americana di “Ballando con le stelle”. Una roba che se Clooney poteva ripensarci, dopo che la vedrà ballare con l’agilità di un granatiere di Sardegna, farà emettere un’ordinanza che le vieti di avvicinarsi a meno di quindici chilometri da Laglio. Per finire con la galleria di sedotte e abbandonate, Roberta Morise ha sentito la necessità di informare il mondo con tanto di comunicato che quella con Carlo Conti “ è stata una bellissima storia ma purtroppo non tutte le favole hanno un lieto fine”. A parte che non si capisce se questo comunicato gliel’abbia scritto Federico Moccia, qualcuno spiega alla Morise che l’unico comunicato di una certa rilevanza mondiale su Carlo Conti potrebbe essere quello in cui annuncia che ha smesso di dormire nella capsula abbronzante?

Poi, quest’estate, sono accadute cose di difficile comprensione. Tipo: dal mese di giugno Pato e Barbara Berlusconi limonano ininterrottamente sul pontile di Villa Certosa. Ma non ce l’hanno un giaciglio ‘sti due? Un Eminflex, un letto di fieno, un’amaca, un materassino gonfiabile, niente? Non c’era il mitologico letto di Putin, da quelle parti? Ma soprattutto: smette il padre e cominciano le figlie? Cosa erutterà mai ‘sto finto vulcano di villa Certosa, feromoni? Tra le vicende assai oscure c’è anche la gravidanza di Alessia Marcuzzi. La figlia doveva nascere ad agosto. E’ dalle dirette del Grande fratello che Alessia sfoggia il pancione e quest’estate è stata tutta una paparazzata di lui che le bacia la pancia rotonda, ma ancora niente lieta novella. Qui le cose sono due: o sotto la t-shirt in realtà Alessia nasconde tutti i cd di “Bella di padella” sul mercato per cancellare il passato canoro di lui o la bella conduttrice ha i tempi di gestazione di un elefante.
Poi c’è l’oscura faccenda della sfiga che s’è abbattuta sul mondo della musica. Amy che addio, Vasco depresso, Bono con l'angina, Jannacci con la polmonite. Fortuna che era “canta che ti passa”. E soprattutto: questo virus non potrebbe esser un po’ più selettivo e meritocratico? Ad Albano manco due righe di febbre? E una dermatite a Povia? E infine, chiuderei col ricordare due eventi topici di fine estate: l’uragano Irene, che i meteorologi annunciavano come una sorta di armageddon per New York e dintorni e alla fine gli unici effetti disastrosi li ha avuti sulla cotonatura di Michelle Obama. E le dichiarazioni di fine agosto del premier, il quale ha raccontato entusiasta di aver perso ben quattro chili grazie alla dieta tisanoreica. In pratica, dovremmo credere che con una media di due Bunga Bunga a settimana non si perde un etto e che ingurgitando decotti si diventa una silfide. Un atto di fede.

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Comunque io è da un po' che dico che porta un tantino sfiga. Dice che è un paese di merda e cinquanta bambini vengono ricoverati con lo scagazzo.
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