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Mantienimi:
il libro di Selvaggia Lucarelli
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Dal giornale di Vicenza apprendiamo che sul caso Anzolin siamo alla fase denunce .
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
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Sai qual è la cosa triste? che il primo marito di Heater( il padre della sua prima figlia, Rebecca) è stato arrestato per guai finanziari. Lei si lamentò che fecero irruzione in piena notte a casa sua e portarono via il marito ammanettato davanti alla figlia allora piccola, spaventatissima.
E adesso la scena si ripete di nuovo.
Ma è la sfortuna a perseguitarla o li cerca lei certi falliti?
Scusate, ma cosa vi aspettavate da Signorini? Che fosse, per una volta, dalla parte della gente in difficoltà? Ma quando mai? Lui che racconta sempre della sua sua infanzia semplice e umile, poi sta sempre dalla parte dei privilegiati, aiutandoli come può con le sue copertine patinate e le favolette. Sempre.
@twoballs: quoto ciò che hai detto. E trovo quantomeno di cattivo gusto l'intervista a Chi corredata di foto gioiose. Si tratta solo della mia personale opinione, nulla di più, ma per rispetto altrui (lavoratori e creditori in primis)avrei preferito avesse almeno la decenza di restare nell'ombra, visto che non mi pare ci sia molto di cui vantarsi. Ma d'altra parte questa "furbizia all'italiana" pare essere caratteristica di cui andar fieri. Povera Italia.
Ah sì c'era anche un altro trafiletto accanto all'articolo principale, sul GdV del 15 luglio...
«Truffa da 160 mila €»
L'imprenditore commerciale Giorgio Visonà Dalla Pozza di Cornedo si è sentito preso per i fondelli da Anzolin. La sua storia è racchiusa in un'articolata denuncia che è al vaglio della magistratura per l'ipotesi di truffa e insolvenza fraudolenta aggravate. La stangata è di 160 mila euro, a tanto ammonta l'impegno commerciale profuso per la “Conceria Anzolin spa”, che racchiude i capitoli di quello che per Visonà Dalla Pozza è stato un raggiro bello e buono. Così si è affidato all'avvocato Elena Peron per farsi tutelare e perseguire penalmente Anzolin.
«Fino al 2009, quando a guidare la conceria era Anzolin padre - denuncia - non c'erano apparenti problemi. Poi Anzolin senior cedeva definitivamente la gestione al figlio, svolgendo in azienda un ruolo secondario, e demandando l'intera gestione a Umberto». Le forniture di pellami da parte della Arba Pelli spa di Visonà Dalla Pozza proseguirono regolari, fino a febbraio 2010 quando si interruppero i pagamenti della merce ordinata tra ottobre e dicembre. Il fornitore è sorpreso perché la Anzolin non aveva mai ritardato coi pagamenti. Fino ad allora il credito era di 70 mila euro. «Alla mia richiesta di spiegazioni - continua - Anzolin manifestò serenità, dicendo che in breve avrebbe sistemato le cose». «In realtà lui mi incentivò a proseguire le forniture - aggiunge - strumentalizzando i suoi incarichi confindustriali. Quando mi chiese di acquistare due camion di pellami lo feci, ma così facendo il mio credito raggiunse i 160 mila euro». «Egli mi diceva - spiega Visonà Dalla Pozza - che con i suoi incarichi confinduatriali mai mi avrebbe raggirato».
In realtà, ma lo si sarebbe saputo a posteriori, lo stato di insolvenza della conceria in quel periodo è consolidato. «Ma io non lo sapevo - accusa -, e come il sottoscritto tutti coloro che hanno fatto credito industriale ad Anzolin, il quale con grande abilità mi dipingeva una situazione di tutt'altro tenore. Oltre tutto, girava con autovetture di grossa cilindrata come Audi A6 e Porsche Cayenne, frequentava locali di prestigio e usava la sua qualifica di presidente del settore concia come una sorta di biglietto da visita della sua affidabilità». Fino ad allora, osserva l'imprenditore, il cognome Anzolin associato alla concia era sinonimo di garanzia. Da quel momento associare il cognome Anzolin alla vita dispendiosa vissuta accanto alla Parisi è stato un tutt'uno.
Evidentemente ci sono debiti fuori bilancio (traduco: che Anzolin ha nascosto.) Per questo ha tagliato la corda. Fallire vuol dire che non ce la fai ad andare avanti e devi chiudere, pagando quello che puoi con quello che ti è rimasto e cioèm nell'ordine, Inps e lavoratori, che sono creditori privilegiati e poi banche e fornitori (creditori chirografari.) E di solito questi ultimi prendono le briciole. Ma usare il denaro dell'azienda per altri fini, per esempio produrre film squinternati che si rivelano un vero labirinto cieco (ahr ahr ahr che battuta) si chiama bancarotta fraudolenta. E, nonostante gli sforzi di Berlusconi e dei suoi cari, grazie a dio è ancora reato.
Giornale di Vicenza - 16 luglio 2011
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Crac Anzolin - 350 creditori
sono in lista d'attesa
Trecentocinquanta creditori che reclamano oltre 12 milioni di euro, attraverso i propri rappresentanti del “comitato” a breve dovranno votare sulla proposta d'acquisto avanzata all'asta dalla Conceria Laba che ha messo sul tavolo 5,1 milioni di euro per rilevare il compendio industriale (fabbricato e macchinari) di quella che fu la “Conceria Anzolin spa in liquidazione”, con sede a Montorso. Il passaggio per i creditori è tutt'altro che indolore sotto il profilo economico, perché conti alla mano la proposta di Boschetti, patron di Laba, è di 4 milioni inferiore rispetto alla stima fatta dai consulenti di Umberto Anzolin quando venne predisposta un anno fa la proposta di concordato preventivo e di 2 milioni in meno rispetto alla valutazione dei consulenti del commissario giudiziale Domenico Ruzzene. Significa che qualora la proposta d'acquisto fosse ritenuta congrua il buco del crac Anzolin si attesterebbe tra i 7 e gli 8 milioni di euro.
Del resto, alternative praticabili, nonostante lo stabilimento e i macchinari siano in buono stato, pare che non ci siano. La crisi economica all'origine del tracollo dell'azienda della famiglia Anzolin, unita ad errate scelte gestionali che in nemmeno due anni hanno avviato la società che fatturava oltre 10 milioni di euro e dava lavoro a 50 persone all'insolvenza, non lascia molti margini.
In questi giorni la vicenda del crac tiene banco per due motivi distinti. Da un lato Umberto Anzolin, compagno della soubrette Heather Parisi, si sarebbe allontanato dall'Italia lasciando sconcertati quanti fino all'estate 2010 gli avevano dato e fatto credito; dall'altro la procura ha avviato un'inchiesta per insolvenza fraudolenta e truffa dopo che l'imprenditore Giorgio Visonà Dalla Pozza della “Arba Pelli spa”, tramite il suo avvocato Elena Peron ha presentato un esposto nel quale ricapitola i passaggi di una presunta fregatura da 160 mila euro.
In questo contesto i creditori, gran parte dei quali molto arrabbiati per come sono stati trattati da Umberto Anzolin, che rispettavano molto in virtù sia di come il padre Roberto aveva ben gestito l'azienda per tanti anni sia per il fatto che egli era presidente del settore concia di Confindustria Vicenza, sono sul piede di guerra.
Tra l'altro, la vicenda del concordato è emblematica. Quando il 22 settembre 2010 il commercialista Ruzzene, incaricato dal tribunale di seguire la procedura, scrisse ai creditori, comunicò che «nel ricorso la società debitrice ha proposto il pagamento integrale delle spese di giustizia e dei creditori privilegiati e il pagamento dei creditori chirografari nella percentuale del 76,69%». Questo dato era fornito dai consulenti di Anzolin, ma all'atto della perizia ordinata da Ruzzene la soglia di soddisfazione dei creditori si abbassò al 46%. Il concordato fu omologato, ma i creditori scoprono che bene che vada sarà pagato il 20-25%. Ecco perché c'è già chi si è rivolto alla procura.
E allora qui temo che Umberto Anzolin abbia paura di una eventuale incriminazione per bancarotta fraudolenta. Fallire non è un reato; ma fallire perchè hai "distratto", cioè preso, soldi dall'azienda per altre cose (o semplicmente per metterteli in tasca) sì.
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Lettera (con risposta della redazione) di Guendalina Anzolin sul Giornale di Vicenza di oggi.
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Italia, il paese dai mille giudici senza macchia e senza peccato. Non è tanto il numero dei giudici che preoccupa quanto le prove su cui i novelli giudici di questi giorni si stanno basando. Parlo di “giudici” disinformati che si impersonano in giornali di gossip, blog, commenti e quant'altro. Parlo di quella gente che gode delle disgrazie altrui che non riesce a provare piacere nella gioia degli altri. L'uomo non è cambiato e gode ancora nello stesso modo in cui faceva ai tempi in cui gli imperatori chiudevano le gabbie e davano il via al massacro. Panem et circenses dice un vecchio detto latino. Peccato che dopo 2000 anni di storia l'umanità non abbia fatto passi in avanti ma si sia limitata a peggiorarsi, ad inacidirsi e ad incattivirsi.
Com'è possibile accusare di reati gravissimi senza un processo, senza una condanna, senza una prova? Dove sono quell'innocenza fino a prova contraria, quel diritto di difesa, quel principio del contraddittorio che caratterizzano il nostro paese? Oggi il mio cognome rimbalza sulle pagine di molti giornali: Anzolin in fuga, Anzolin traditore, Anzolin truffatore, Anzolin ladro. Quello che mi stupisce è la poca informazione e i dati quasi totalmente “campati per aria” su cui questi articoli si fondano. Ma più di ogni altra cosa ciò che lascia perplessa me e le persone che vivono in questa realtà è il valore mediatico che ha assunto la vicenda. La conceria Anzolin dopo la fase della liquidazione ha posto in essere un concordato preventivo con i creditori. Fra questi i 52 operai della conceria, figurando come creditori privilegiati, dopo aver terminato le lunghe procedure riceveranno quanto spetta loro. Nessuno metterà mai in dubbio quanto anche solo uno stipendio mancato possa gravare sulle famiglie ma sfortunatamente questo è un destino condiviso da molti dopo la chiusura delle aziende. La conceria Anzolin non è stata la prima e non sarà l'ultima a chiudere per problemi economici. Il nordest è stato scenario negli ultimi anni di episodi poco gratificanti, da un'evasione fiscale pesantissima (2 miliardi di euro circa), che non ha mai visto coinvolta la conceria Anzolin a vari gossip ben più imbarazzanti di quelli che si sono avvicinati a Umberto Anzolin. Lo scandalo è un concordato chiuso con una percentuale troppo bassa? Sicuramente si, ma perchè non è mai detto nulla di concordati chiusi con percentuali del 10%?
La chiusura delle aziende, piaga del nostro paese, è una realtà triste da accettare. I motivi per cui ciò avviene possono essere i più diversi e provocare più o meno la rabbia della gente. Sorge dunque spontaneo chiedersi, e invito tutti coloro che non si limitano a godere della tragedia altrui a farlo, se la compagna di Umberto Anzolin si fosse chiamata diversamente avremmo avuto comunque tutti questi riflettori accesi oppure è stato il fiuto di gossip a fare gola a molti “giornalisti”? Sebbene con i se e con i ma non si faccia molta strada mi permetto di azzardare che il mio cognome sarebbe stato citato in un piccolo inosservato trafiletto a pie' pagina. Sarei curiosa di guardare quanti e quali scheletri si celano dentro gli armadi di questi numerosi giudici dell'onestà. Pienamente cosciente che queste mie parole non risalteranno al pari di “Crac Anzolin” mi piacerebbe dare la possibilità a chi fa della critica di leggere anche un'altra voce solitaria.
Guendalina Anzolin
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Gentile signora, alcune precisazioni. Lei si domanda «com'è possibile accusare di reati gravissimi senza un processo»: ebbene è possibile, eccome. Anzi, è quello che accade ogni giorno a chiunque sia chiamato in causa dalla giustizia. Le accuse infatti portano normalmente a un processo, dove c'è lo spazio per la difesa e alla fine c'è la condanna o l'assoluzione. Forse intendeva domandarsi come sia possibile «essere condannati senza un processo»: ed è un quesito legittimo, ma che non va posto a questo giornale che si è limitato a riportare i dati di fatto, ovvero l'azione penale e civile intentata nei confronti di Umberto Anzolin. Così come pubblichiamo anche questa sua appassionata difesa e riporteremo in futuro con equidistanza le posizioni delle parti in causa. Quanto all'eco della vicenda amplificata dalla notorietà dei personaggi coinvolti (per chi non lo sapesse, la compagna di Umberto Anzolin è Heather Parisi): se si passa una vita a ricercare la notorietà, non si può pretendere che i riflettori si accendano e si spengano a piacimento. Chi assume un ruolo pubblico ne porta gli onori e gli oneri. Vale per i politici, le persone del mondo dello spettacolo, gli sportivi e tutti i personaggi da copertina: e nella vita càpita che qualche copertina non sia come vorremmo fosse.