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La moda che non reggo

23.10.09

D’accordo, la moda italiana è un vanto per il paese e guai a chi la tocca. Ci sono però una serie di consuetudini legate a questo mondo che trovo intollerabili, e cioè:

A) Gli slogan. Per il lancio di una nuova linea d’abbigliamento, invernale o estiva che sia, hanno sempre un tono tra l’enfatico e il cazzaro del tipo: “Per una donna che sa quello che vuole”, “Per una donna che non ha paura di osare”, “Per una donna che vive con disinvoltura il nostro tempo” e via dicendo. A parte il fatto che qualcuno mi deve spiegare l’attinenza tra un cardigan in lana merinos e l’eventuale disinvoltura con cui vivo il nostro tempo, io capisco che la formula aulica faccia scena, ma se gli stilisti avessero un briciolo di onestà e di reale empatia col mondo femminile capirebbero che l’unico slogan in grado di convincere una donna a comprare un vestito piuttosto che un altro potrebbe essere “Per far schiattare la collega d’ufficio” o anche “Per ridurre il vostro fidanzato a zerbino” o eventualmente “Per essere più gnocca della sua nuova fidanzata”. Il fatturato aumenterebbe del 150%. Garantito.
B) I servizi fotografici sulle riviste femminili. Chiariamo una cosa una volta per tutte: non che le belle foto e le belle location mi facciano schifo, ma se acquisto una rivista di moda io voglio vedere vestiti, scarpe e accessori, non un fascio di luce con effetto seppia che illumina una quercia secolare del parco di Yellowstone dietro al cui tronco sbuca una sola manica destra descritta nella didascalia come “Giacca in velluto con spalle a pagoda su camicia con plastorn e jeans in denim delavè, shopping bag in craquelè con frange e cristalli e anello in argento con calcedonio nero” . Al di là delle accurate descrizioni, per quello che mi riguarda quella manica destra potrebbe anche appartenere alla divisa del guardiacaccia appostato per studiare i movimenti migratori delle beccacce, per cui chiederei ai signori fotografi di moda di lasciare i virtuosismi a casa e alla case di produzione di risparmiarsi location esotiche. Per me purchè si veda bene il vestito, come sfondo va bene pure il Mc Drive di Casal Pusterlengo.
C) Non c’è anno in cui gli stilisti non si ripromettano di essere di buon esempio e di far sfilare solo ragazze in carne. Poi iniziano le sfilate e se ad Anna Wintour ospite di Versace parte incidentalmente uno starnuto in prima fila, la modella di fronte a lei si ritrova in un attimo ad ancheggiare sulla passerella di Armani nel padiglione accanto.
D) Ci ho riflettuto a lungo ma al momento non ho ancora trovato un valido motivo per cui le modelle debbano girare per Milano col book sotto braccio. Ho capito che è il loro stumento di lavoro ma io non vedo pasticceri girare con la bilancia pesa alimenti sotto l’ascella, per cui qui, oggi, si sancisce in via definitiva e perentoria che la spiegazione è una sola: se la tirano.
E) Trovo sfacciatamente offensivo il fatto che gli stilisti, per lanciare un nuovo modello di borsa il cui prezzo al pubblico si aggira sui tremila euro, la regalino a Victoria Beckham o a Nicole Kidman. Le tizie, al massimo, la utilizzeranno una volta e per infilarci il chihuahua, per cui non vedo tutta questa gran pubblicità. Le regalassero alle segretarie e garantisco che non se le staccherebbero da sotto il braccio neanche per farsi vaccinare contro l’influenza a.
F) Vorrei ricordare alla gran quantità di stylist gay con guanti e pashmina che si incontrano con una certa facilità per Milano che ad una donna normale, specie di primo mattino, capita di uscire di casa affannata e senza fare un gran caso agli abbinamenti borsa-scarpe o gonna-cappotto. Insomma, capita di uscire con la felpa del villaggio vacanze, il fuseaux grigio topo e il pellicciotto ecologico. Questo, mio caro stylist, non è un valido motivo per guardarci con la faccia di quello che ha appena trovato un toupè nella carbonara.


Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

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Commenti

E' assolutamente vero.... e cosa li compero a fare i giornali di moda!

finalmente qualcuno (tu in questo caso) dice che non se ne può più di vedere foto che non fanno capire una mazza dei vestiti proposti.
C'è la crisi, se gli stilisti vogliono vendere ancora qualcosa si diano da fare presso le redazioni di moda.
Fateci vedere i vestiti!!!!

finalmente qualcuno (tu in questo caso) dice che non se ne può più di vedere foto che non fanno capire una mazza dei vestiti proposti.
C'è la crisi, se gli stilisti vogliono vendere ancora qualcosa si diano da fare presso le redazioni di moda.
Fateci vedere i vestiti!!!!

ma il book sotto il braccio lo tengono per zavorra ;O)

Sono d'accordo su tutte le cose che dici, ma vorrei correggere una cosa (sono di quelle parti). A Casalpusterlengo -tutto attaccato-c'è l'uscita dell'autostrada, il Mac Drive è a San Zenone!

A me "un toupè nella carbonara" non dispiace: veloce e laconico.
... ho un deja vu

Lo Zio

in effetti su un recente numero di vogue ho visto un servizio fotografico ispirato ai clochard, e tutte le modelle erano fotografate di notte, in vicoli bui, coperte di cartoni e buste con il trucco scolato e le calze strappate!!!! chiaramente non si vedeva niente dei capi indossati, ma dalle descrizioni accuratissime, si capiva che indossavano giacche di volpe e visone fendi, cappotti di cashemire max mara, completi blumarine ecc...mi sono veramente indignata, penso che sia il massimo del cattivo gusto, vestire modelle con capi di migliaia di euro e farle posare da finte barbone...che ci andasse lo stylist del servizio a dormire tra i rifiuti sotto i ponti!!!
e a proposito delle modelle magre, vogliamo parlare di karl Lagerfeld, che ha recentemente dichiarato che, chi dice che le modelle sono troppo magre, è un casalinga frustrata che sta davanti alla tv ingozzandosi di patatine, e che la moda deve far sognare e per sognare bisogna essere taglia 36/38!!!!
sarà molto fashion il tipo con i suoi guantini bianchi, ma è una gran testa di....

ahahahahah! selvaggia, anche a me fa troppo incazzare quando nelle riviste di moda non riesco a vedere i vestiti, ma sottili giochi di luci e ombre, a quel punto rimpiango il buon veccho catalogo vestro!almeno si vedeva il vestito, e la modella era anche più in carne!

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