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VADEMECUM PER NON DIVENTARE FAMOSE
Censimento Nazionale Veline-Calciatori, Il Mio Matrimonio, Single: manuale d'uso, Miss Italia, Prodotti di bellezza, Il Natale (parenti tipici), Contratto con gli E-lettori, For Men Magazine, 8 Marzo, La vetrina degli orrori, Stati d'animo dopo un provino, Fenomenologia del burino arricchito, A proposito di donne, Stefano Fiore (Inedito, Gazzetta dello Sport)

Seconda cosa. Perché nel mondo umano si veste in un modo e in quello virtuale si cambia d’abito? Non è che durante le sue gitarelle nel virtuale fa la valletta a Sanremo e Matrix è in realtà Pippo Baudo? Che poi bisogna che qualcuno mi dica chi è il suo costumista e in base a quale perverso ragionamento abbia decisoil suo look. Fateci caso, perché l’incongruenza è notevole: quest’uomo, quando se ne sta comodo nel suo paesello, Zion, a giocare a briscola o a smanettare al computer, indossa dei maglioncini di filo talmente lisi e luridi che neanche Cino Ricci dopo tre mesi di traversata nell’Oceano Indiano. Quando fa la sua capatina nel virtuale per partecipare a risse da saloon, si mette cosa secondo voi? Una tuta da ginnastica? I pantaloncini da atletica? Un fuseax da mimo? No, una tonaca lunga fino ai piedi e gli occhiali da sole, che mia nonna quando l’ha visto così conciato nei trailers- tv ha detto: “A me Don Matteo coi Rayban non piace!” Proprio i suoi occhiali costituiscono uno degli enigmi più insolubili della pellicola: visto che quest’uomo ogni due fotogrammi è coinvolto in una rissa a colpi di kung fu che “Il ragazzo dal Kimono d’oro” in confronto è “Marcellino pane e vino”, come diavolo è possibile che questi occhiali gli restino sempre incollati alla faccia? Cosa usa per fissarli alle orecchie? La colla per ciglia finte di Moira Orfei? E non venitemi a dire che non è colpa sua, che lui si difende, perchè diciamocelo, ‘sto Neo è più litigioso di Sgarbi nel corpo di un pitbull . A lui piace proprio litigare , altrimenti non si spiegherebbe il perché abbia la capacità di volare come Superman, ma prima di sfruttarla per svignarsela, resti ore ed ore a darle di santa ragione.
E vogliamo parlare delle zuffe improbabili in cui viene coinvolto? Abbiate pazienza, ma il combattimento cult, ossia quello in cui affronta centinaia di cloni dell’agente Smith tutti vestiti in giacca e cravatta, chiamatelo pure spettacolare , chiamatelo pure adrenalinico, ma a me è sembrata una rissa nella mensa Telecom.Per non parlare poi dei tafferugli continui con i due gemelli rasta che, non si sa bene perché, girano infarinati fin dall’inizio e, non per niente, finiscono tra le fiamme suppongo assieme a cavolfiori e zucchine pastellate.I misteri del film sono infiniti: pure questa mania che hanno tutti di chiamare Neo “l’eletto” senza che ‘sti cacchio di fratelli Andy e Larry Wachowski, i registi, si degnino di chiarire se sia stato eletto nelle liste di Forza Italia o dell’Ulivo, a me ha innervosita non poco.
Un altro quesito che tormenta lo spettatore durante tutto il film è il seguente: perché Neo , in un sogno ricorrente, vede l’amata Trinity precipitare da un grattacielo colpita da un proiettile? A Neo viene la pessima idea di interrogare l’oracolo sul significato della sua attività onirica e ne scaturisce una dissertazione filosofica di due ore sul libero arbitrio che ha provocato più di un suicidio in protezionisti con depressioni malcurate. Tanto più che , ve lo garantisco, nella maggior parte degli spettatori ancora lucidi senza tante fisime per la testa, si insinua il dubbio che per liberarsi di tali incubi Neo debba semplicemente evitare il pollo coi peperoni dopo le nove di sera.Poi c’è tutta una serie di elementi che cozzano con la modernità gotica del fim: il consigliere gira per Zion vestito con una specie di accappatoio Zucchi inguardabile, il programmatore di colore sta davanti al computer con una cuffia che sembra quella di Tonino Carino negli anni settanta e, soprattutto, fatemelo proprio dire, la Bellucci ha a che vedere con questo film quanto Rosy Bindi con un club privè. La spiegazione filosofica per cui nell’ultima città umana sulla faccia della Terra, Zion, in una borgata sopravviva il dialetto umbro al momento mi sfugge , ma sono certa che c’è.Il problema è che Monica non si limita a parlare perugino stetto, ma non riesce proprio a scandire le parole, tanto che quando chiede a Neo il famoso bacio tutti si aspettano che lui risponda:”Sì, ma prima sputa la patata che hai in bocca.”E dopo il bacio, quando la Bellucci , con aria altezzosa, dice a Trinity, : “Ti invidio, ma tra voi non può durare”, beh signori, Trinity reagisce da gran signora, perché un’altra al posto suo le avrebbe risposto:”Te fa meno la figa che se continui a recitare così duri poco anche tu e la prossima pellicola internazionale che fai è “Terra nostra” Con Marina Larosa!”Comunque la Bellucci è comica, ma mai come le altre due figure fondamentali del film: il fabbricante di chiavi e l’architetto. Il primo, con quest’aria mite ed orientale, sembra uno capitato nel film per vendere un accendino a Keanu Reevs. Questo omino apparentemente inutile, ha in realtà tutte le chiavi per il mondo reale che gli penzolano dalla cinta, da quella della Ducati a quella del furgoncino delle patatine San Carlo , da quella della casa al mare di Morpheus a quella delle manette in peluche rosa di Trinity. Memorabile la scena in cui uno dei nemici del mondo virtulale lo sta per uccidere pronunciando la frase solenne:”Ora tu non sei più necessario!” e prima che il fabbricante di chiavi riesca a replicare:”Perché, ti sei fatto il cancello elettrico?”, arriva Neo a salvarlo.
L’architetto è invece un tizio insopportabile che invece di fare il preventivo a Matrix per la veranda a vetri che gli aveva chiesto nella prima puntata della saga (pezzo tagliato al montaggio ,ma vi garantisco che c’era), improvvisa un monologo di mezz’ora comprensibile quanto una preghiera indù, di fronte al quale si arrendono anche i pochi spettatori rimasti svegli.Per fortuna, di lì a poco, arriva la scena finale , anche quella incomprensibile, che poi è poco più di un fotogramma in cui si intravede su una lettiga un tipo che sembra Fabio Volo.Allora. Ora due enigmi legati a questo film ve li risolvo io:il primo è come sia mai possibile che le sale che proiettano una boiata del genere siano sempre piene. La spiegazione è semplice: in realtà si tratta sempre della prima ondata di pubblico che dorme profondamente da quindici giorni causa letargia irreversibile e fulminante dopo il monologo dell’architetto.
E questo spiega anche il quesito cartesiano che solleva Morpheus nel film : “Hai mai provato la sensazione di non sapere se sei sveglio o se stai ancora dormendo?”
Ah Morphè, dammi retta, domenica sera nella sala 18 del Warner Village c’erano quattrocento persone che se lo sono chieste per due ore di seguito.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
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