il blog di Selvaggia Lucarelli
Mantienimi:
il libro di Selvaggia Lucarelli
VADEMECUM PER NON DIVENTARE FAMOSE
Censimento Nazionale Veline-Calciatori, Il Mio Matrimonio, Single: manuale d'uso, Miss Italia, Prodotti di bellezza, Il Natale (parenti tipici), Contratto con gli E-lettori, For Men Magazine, 8 Marzo, La vetrina degli orrori, Stati d'animo dopo un provino, Fenomenologia del burino arricchito, A proposito di donne, Stefano Fiore (Inedito, Gazzetta dello Sport)

Ho letto il libro “La dieta Dukan” e ho finalmente capito la ragione di un successo mondiale senza precedenti. La dieta del dottor Dukan funziona, irretisce e raccoglie frotte di pingui proseliti in ogni angolo del globo, perchè non è un regime dietetico, no, è Scientology. E’ un credo in grado di intaccare anche l’ateismo più ostinato e coriaceo. Finisci di leggere la dieta Dukan e tocchi delle punte di fanatismo tali che saresti capace di farti saltare in aria nella prima friggitoria all’angolo. Pensi che ci sia un Paradiso con 72 oli vergini che ti aspettano. Il motivo è semplice: Dukan è il genio del male. Leggi le sue teorie e dici: i suoi detrattori non hanno capito nulla, non è la dieta a essere squilibrata, ma è il dottor Dukan a esserlo, squilibrato. La leggi e dici: questo non è un manuale per dimagrire , è il Mein kampf della bieta scondita. E’ un’accozzaglia di teorie bislacche e piuttosto che seguirle mi tengo il peso specifico del cemento idraulico. E manco a dirlo, dopo tutta una serie di ragionamenti lucidi e assennati, chiudi il libro e ti ritrovi a seguire religiosamente la dieta Dukan.
E allora, visto che io mantengo saldo il mio spirito critico anche al secondo giorno di fame (e vi garantisco che la mia, in questo momento, è la fame di tutti i neonati del mondo), vado ad analizzare i punti chiave di questa dieta in modo che chi non c’è ancora cascato, possa abbandonare il proposito. Intanto, la dieta è suddivisa in quattro passaggi fondamentali: attacco, crociera, consolidamento, stabilizzazione. I nomi non sono scelti a caso. La prima fase si chiama attacco perchè dopo sessantaquattro minuti circa di dieta Dukan ti prende un attacco di fame che se non reperisci una braciola entro otto secondi addenti il bicipite del controllore sul tram. La fase crociera è così denominata perchè dopo una settimana di Dukan ti mangeresti anche Schettino e al passaggio di un vassoio di babà fai l’inchino e ti commuovi pure. Quella detta “consolidamento” si chiama così perchè alla terza settimana l’idea che tu stia facendo una boiata è definitivamente consolidata. E infine c’è la stabilizzazione, che più o meno significa questo: dopo un mese di fame oscena , il tuo umore si è stabilizzato su quello di uno schizoide omicida. Detta così, sembra che il dottor Dukan tenga i suoi pazienti a stecchetto. E invece no, la furbata è che in teoria, il malefico, ti dice di mangiare quanto vuoi. Il problema è che la prima settimana puoi ingurgitare solo proteine, per cui le cose sono due: o uno si autoregolamenta da solo o dopo il sesto filetto al sangue gli spuntano i braccini retrattili del t-rex del Cretaceo.
Ovviamente il dottor Dukan prova a infiocchettarti il pacco nelle maniere più bieche. Per esempio, proponendoti delle scoppiettanti alternative al trittico più deprimente della storia dopo quello Moggi – Giraudo – Bettega, ovvero carne-uova-yogurt, e cioè IL TOFU. Che voglio dire, fa schifo perfino il nome, figuriamoci masticarlo. Oppure ti invita allegramente a saziarti a volontà di lingua di vitello e agnello, roba che se provi a ordinare un piatto del genere al ristorante ti ritrovi lapidato dagli animalisti prima dell’ammazzacaffè. O perchè no, in alternativa alla bresaola, puoi abbuffarti di seitan, tempeh e di golosissime proteine-di-soia-testurizzate. Ecco. Io so di gente che ha provato a imbarcare su un volo di linea la soia testurizzata ed è stata incappucciata e portata via dai reparti speciali dell’antiterrorismo. Dukan non ti dice neanche di mangiare scondito, ci mancherebbe. Ti chiede solo amabilmente di evitare l’olio d’oliva e di sostituirlo con quello di vaselina. Avete capito bene. La vaselina. Che uno si chiede se ‘sto tofu se lo deve solo mangiare o a sodomizzarlo pure c’è un ulteriore dispendio di calorie. Infine, Dukan si raccomanda di consumare un cucchiaio e mezzo al giorno di crusca perchè dà appagamento psicologico. E qui è chiaro che il dottore vaneggia. Se il dottore mi vuole consolare psicologicamente dopo sette giorni di fesa di tacchino a colazione, sostituisca la crusca con Ryan Gosling a volontà, all’ora della merenda, grazie.
Poi ci sono tutta una serie di concessioni alimentari che andrei ad argomentare. E’ permesso mangiare in abbondanza ostriche, aragoste, scampi, tartufi di mare e capesante. Certo. Dieci giorni di aragoste e una si ritrova trionfalmente entrare sì in una quaranta ma anche nella lista dei pignoramenti bancari 2012. In tutto ciò, Dukan garantisce che la fame sparisce entro tre giorni. In compenso, al primo calo glicemico, potrebbero apparirvi Padre Pio, Mike Bongiorno e i dodici apostoli, ma sono inezie. I veri deliri però iniziano quando il dottore comincia a parlare dell’importanza del fattore-freddo. Ovvero. Se bevi freddo consumi calorie. Ma anche se mangi freddo. Pure se ti copri poco e prendi un po’ di freddo. Se ciucci sei ghiaccioli senza zucchero consumi 60 calorie. E se fai una doccia fredda consumi 100 calorie. Insomma, ci vuole poco a capire che con la broncopolmonite fulminante e un mese a nutrirti con la cannuccia puoi perdere anche 15 chili. Che poi messa così uno non sa neanche più se Belen gira vestita con la canotta a dicembre perchè le piace mostrarsi o perchè fa la Dukan. E infine, c’è la faccenda delle controindicazioni, che poi ha regalato a Dukan una fitta schiera di detrattori. La dieta iperproteica affatica i reni. Dà affaticamento, causa stitichezza, provoca la caduta dei capelli e regala l’alito di un cinghiale costipato. Della serie: è la lista dei sintomi post-Dukan o lo stato di salute di Angelino Alfano dopo i risultati elettorali? Ed è inutile che i fan della dieta ricordino al mondo che l’ha seguita anche Kate Middleton a una settimana dal matrimonio: ora ho capito il perchè di quella faccia. Non era l’idea di ritrovarsi quella suocera a vita, ma i postumi della Dukan. E ora scusate ma vi lascio perchè devo seguire un principio ferreo della dieta del professore: trenta minuti di camminata al giorno. Che poi sono esattamente quelli che mi separano dal primo Mac Donald’s di zona. Voi continuate pure la Dukan. E “Stay hungry, stay foolish!”. A me sono bastati due giorni, da folle affamata.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio pezzo su Libero di oggi:
Le donne lo sanno bene. Ci sono due cose irreversibili in questa amara vita terrena: la morte e le smagliature. Che poi, a dirla tutta, qualcuno dall’aldilà racconta pure di essere tornato, ma ad oggi non esiste prova o testimonianza attendibile della reversibilità della smagliatura. Non esiste donna in grado di sostenere che quell’odioso reticolato di crepe biancastre possa essere cancellato e sconfitto. La smagliatura è la promessa d’eternità che la natura ha deciso di regalare alla donna: una smagliatura è per sempre. Ed è forse per questa idea di cupa ineluttabilità che è sempre stata un tabù. Trovi la star che ironizza sul suo naso, quella che scherza sulla cellulite, quell’altra che dichiara di avere lo stesso numero di scarpe di un’ala dell’Nba, ma sulle smagliature c’è un’ omertà che neanche sulla mafia garganica. Mai una star che abbia detto: ebbene sì, dopo la prima gravidanza sono tornata in forma a tempo di record, ma sulla chiappa destra m’è rimasta tatuata la foce a Delta del Mississipi. Mai. Perfino le paparazzate al mare, quelle fatte a tradimento, col sole allo zenit (e si sa che il sole allo zenit è il massimo amplificatore di tutti i difetti, roba che in quell’ora del giorno tutte le donne in bikini dotate di senno dovrebbero scegliere il coprifuoco come durante i bombardamenti aerei), hanno mai immortalato una smagliatura come Dio comanda. Florilegi di ginocchia flaccide, seni cadenti, culotte de cheval e perfino cicatrici da liposuzione, ma mai un bel primo piano di una coscia infestata da quegli odiosi rampicanti madreperla. Finchè non è arrivato il sorprendente colpo di teatro di Elena Santarelli, che a sorpresa, su twitter, ha postato due foto che non t’aspetti da un sex symbol di quelli indiscutibili e statuari e , soprattutto, da una che qualche anno fa aveva dichiarato con rara spudoratezza: “Il seno nuovo è stato il più proficuo investimento per la mia carriera”. Le foto in questione sono due primi piani delle sue cosce sì tornite, ma pure segnate da qualche inconfondibile striatura biancastra. Che Elena, sempre nei tweet che vi sto descrivendo, presenta ai suoi followers con tanto di nomi di battesimo per le sei smagliature immortalate: Genny, Mary e Frida quelle a sinistra e Gina, Pina e Lina quelle a destra. Il tutto, corredato di hashtag #vivaleimperfezioni. Ebbene sì. Sto per tessere le lodi di una showgirl bionda, alta 1,80, con calendario/tetta finta in curriculum e accasata con un calciatore, ma giuro, non sto fumando foglie d’assenzio essiccate. Sono lucidissima. Perchè Elena Santarelli non ha solo dimostrato di essere un raro esempio di autoironia in un mondo di sciacquette che passano le giornate a twittare le foto del piede fresco di pedicure e a ritwittarsi complimenti sui loro shatush così-belli-che –sembrano-naturali-mio-dio-voglio-l’indirizzo-del-tuo-parrucchiere, ma anche di essere la moderna paladina di una micro rivoluzione del costume: Elena Santarelli ha ufficialmente sdoganato la smagliatura. Come la Carrà ha sdoganato l’ombelico, Silvio la bandana, Bersani il peroncino, Casini il divorzio e Conte il parrucchino. La Santarelli è una rivoluzionaria, è il Che Guevara dell’imperfezione. E io gliene sono grata. Soprattutto perchè non è la Littizzetto o una qualsiasi racchia che con l’empatia e la paracula identificazione delle brutte ci si compra la casa al mare. Le sono grata perchè è disgustosamente bella ma è banalmente imperfetta, come tutte, e ha scelto di raccontarcelo. E un coming out del genere, per una che fonda la sua carriera su meriti estetici più che su competenze umanistiche, è ancora più apprezzabile e coraggioso. Certo, una cosa va detta. Quelle che la Santarelli chiama smagliature, potrebbero anche sembrare la zampata di un coniglio nano. Diciamo che una donna media, dopo una gravidanza, sulle cosce ha lo stradario di Los Angeles e Elena ha il reticolato di viuzze di San Gimignano, ma è il gesto, quello che conta. E il gesto della Santarelli, su twitter, web e giornali ha ricevuto, meritatamente, così tante lodi,encomi e consensi che ora ho solo un raccapricciante timore: non è che domani Sarkozy metterà su twitter le foto delle sue chiappe smagliate?
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Udite Udite, o lettori
il blog sta passando a Wordpress.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Ho visto che un po' di siti hanno ripreso la cosa e molti mi hanno scritto in privato, quindi spendo due parole sulla discussione avuta con Lucio Presta su twitter. Cioè, che lui ha avuto con me perchè io non l'ho cercato, non ho risposto agli insulti e ho abbandonato la polemica dopo mezzo tweet, appena ho capito i toni della controparte. (sono acida, vecchia, invidiosa etc..) Odio il far west, odio il gallinaio, odio qualsiasi forma di discussione pubblica che non si giochi sui toni dell'ironia. Se ho da dire due paroline a qualcuno, utilizzo ancora il telefono. La platea è il lavoro, non il privato. Su quello che mi è stato detto, non commento. Ho imparato, negli anni, che se ti lasci tirar dentro in discussioni da chi non conosce i codici elementari dell'educazione, finisci per adeguarti al registro e non fai una bella figura neppure tu. Credo che le persone (e i loro tweet) si raccontino piuttosto bene da sole. Il problema all'origine di tutto, in parole semplici, è che l'altro giorno avevo scritto che Benigni ha la faccia impanicata di quello che ha paura di non far più ridere. (Benigni è di Presta)
Dico solo una cosa, che è l'unica degna di un qualche interesse perchè va al di là di uno scambio cretino di tweet. Bisogna che chi è esposto pubblicamente si abitui al vento che tira. Su Twitter, più che in qualsiasi altro luogo virtuale, trova la sua dimensione ideale quell'esercizio utile e da tempo appannato che si chiama dissenso. C'è un risveglio generale dello spirito critico, anche feroce, anche spietato, anche implacabile. Spesso "solo" in quella felice veste che è la satira. Si abituassero, tutti quelli che al massimo fino a ieri si incazzavano per le dieci righe all'acqua di rose di Aldo Grasso. Io mi becco i miei cento stronza quotidiani e benchè la volgarità abbia un effetto stordente a cui fatico ad abituarmi, prendo e porto a casa. Oggi se un programma fa schifo, se un politico è loffio, se un comico non fa ridere, è uno tsunami di critiche a colpi di 140 caratteri. Alcune cretine, alcune volgari e molte sacrosante, ficcanti e spassose. Ancora più ridicolo che a cercare di tappare il buco nella diga di commenti, ci sia il dito di un agente. Gli agenti dovrebbero essere il buon senso, il piglio saldo e l'ars diplomatica di chi rappresentano. Dovrebbero essere defilati e invisibili, pingui dietro le quinte e aerei davanti. Secondo me, un agente su twitter non ci dovrebbe stare , ma qui entriamo nella sfera delle opinioni personali e ognuno fa quel che gli pare. Però di una cosa sono certa: gli agenti non sono giustizieri. Le loro rappresaglie più o meno silenziose, se scrivi quello che secondo loro non dovresti scrivere, le hanno sempre fatte e sempre le faranno, ma andare a insultare pubblicamente chi esercita il libero diritto di critica e satira sul web, per giunta mettendoci la faccia, mica col nickname Fiorellino68, perchè reo di aver toccato "un protetto", beh, mi pare vanamente arrogante. Potrei dire anche vagamente intimidatorio, ma non voglio scomodare termini che meriterebbero panoramiche più approfondite su cosa significhi esercitare l'ironia in questo ambiente.
Detto questo, io posso non star simpatica, posso non piacere, posso stare sonoramente sulle balle, ma non è con il vaffanculo pubblico e le sottintese conseguenze che mi argini. E mica perchè sono l'eroina di 'sta minchia. E' solo perchè sono libera. Non incosciente o particolarmente coraggiosa, ma proprio libera. Non faccio parte di grandi scuderie, non sono ingranaggio di grandi macchine, non sgomito, non sono l'asterisco nel contratto di nessuno. Questo mi toglie tanto (soldi, opportunità, vetrine che contano) e mi regala tanto: leggerezza, indipendenza, l'opportunità di mettermi in gioco. E soprattutto, onestà intellettuale. Che vuol dire fare una critica a Benigni o Fabio Volo senza preoccuparmi degli strali di agenti, di equilibri di rete, di pr che possono implodere. Non ho mai scritto nulla di nessuno per sistemare mie questioni personali. Non me ne frega nulla, non mi sento Rambo, non coltivo livori che irrancidiscono l'ironia, non ho strategie di partito, non ho un disegno sovversivo che miri a sparare miccette sulla scuderia di questo o quell'altro. E infatti, non è che mi sia segnata il nome di Presta sul libro nero. Mi diverto e sono questo. Ho un agente sobrio e dedico la maggior parte del tempo alla scrittura, che è anche e soprattutto un lavoro faticoso e solitario. E ora tornerei a cazzeggiare e anche a fare il mio lavoro seriamente, che provare a spiegare 'sta roba è come spiegare una barzelletta. Se non l'hai capito subito, difficile che t'arrivi dopo. Vi voglio bene. Voglio una famiglia numerosa e la pace nel mondo. E dedico questo oscar a Leon e alla tata filippina che l'ha cresciuto mentre io giocavo a videopoker. Ciao Gaiaaaaa!
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio pezzo sul matrimonio Pitt/Jolie su Libero di oggi:
Qui bisogna che qualcuno lo dica. La vera notizia non è tanto il fatto che Brad e Angelina si sposano, ma quello che Pitt aveva dichiarato tempo fa ad un giornalista, ovvero: “Mi sposerò quando Clooney potrà sposare il suo fidanzato”. E se aggiungiamo che è di qualche giorno fa la notizia che George si sarebbe mollato con Stacey Keibler, qui mi sa che sta per arrivare la prova regina di tutti i nostri ancestrali sospetti: quello che più piaceva a George di Elisabetta nostra, non era l’occhio da cerbiatta, no, era il suo beautycase. Detto questo, sì, ci sarebbe anche l’altra notizia: Joe Black e Lara Croft, stanno scegliendo le bomboniere. Dopo sette anni. Una coppia normale, al fatidico settimo anno, chiede la mediazione dell’avvocato anche per decidere a chi spetti tenere il set da sei tazze Italia ’90, e loro si sposano. Anzi, annunciano il fidanzamento alla vecchia maniera, con tanto di diamante al dito della Jolie, come se dopo sette anni insieme, sei figli e 87 red carpet avvinghiati come cozze pelose, qualcuno potesse avere il sospetto che in realtà fossero solo buoni amici. Una roba di un vecchiume, quella dell’annuncio di fidanzamento, che perfino la regina Elisabetta, sfogliando il The sun, avrebbe commentato a corte: “How ancient ‘sti due!” (quanto so’ antichi ‘sti due!) E secondo me, proprio in quell’anello e nel contorno anacronistico della faccenda, c’è la chiave di tutto. E’ il coronamento di un sogno per Angelina e quello di un incubo per Brad. Sì, lo so che ora il maschio medio storcerà il naso. Se la Jolie è un incubo allora tutti a mangiare peperonata prima di andare a dormire. Lo so che Angelina è, nell’immaginario, neanche una bomba sexy, è l’arsenale atomico della seduzione. Ma parliamo, appunto, di immaginario.
Provate per un attimo a immaginarvela, la vita con una così. Brad Pitt ha preso la più grande fregatura della sua esistenza, ve lo dico io. Pensava di aver conquistato la ragazza interrotta e invece s’è ritrovato una sciura al cui confronto le signore milanesi che prendono il tè al Baglioni il sabato pomeriggio, sono Bestie di Satana, ve lo dico io. Partiamo dagli inizi. Lui la conosce nel 2005. Oltre ad avere quegli occhi e quella bocca, la Jolie ha, all’epoca, trent’anni, due divorzi alle spalle e la bellezza di due figli adottivi, uno cambogiano di quattro anni (Maddox) e una etiope di sei mesi (Zahara). Che lui adotta nel giro di un anno. Morale: in meno di 12 mesi Brad si ritrova dal cambiare tono delle meches ogni due settimane a cambiare pannolini ogni tre ore. E a scaldare sì, il letto della Jolie, ma pure biberon all’alba. Il maschio medio dopo i 30 anni fatica già ad accettare una donna con un gatto siamese, figurati una con tutta ‘sta ciurma. La Jolie però non è contenta. Vuole un figlio da Brad e lui, che pensava di essersi fidanzato con l’attrice maledetta, comincia a realizzare che Angelina è passata dalla collezione di coltelli alla collezione di marmocchi. Non solo. Rimane incinta e decide che partorire nella clinica a Los Angeles con la stanzetta da 2500 dollari a notte, i gladioli freschi sul comodino e la tv fissa sulla Cnn non va bene, no. Lei vuole partorire in Namibia. Il maschio medio arriva nell’ ospedale a due isolati da casa che il bambino ha già fuori la testa e lui, il povero Brad, aspetta che comincino le doglie tra dune e giraffe, senza manco la suocera a dargli il cambio, a portargli un kebab in ospedale, nulla. La chiamano Shiloh Nouvel, che più che un nome pare un canto di Natale, ma Brad non protesta. Le stanno ancora medicando il cordone, che la Jolie decide di adottarne un altro. E qui il maschio medio avrebbe selezionato il nome Aniston dalla rubrica del cellulare e avrebbe digitato un “Ripigliami” in namibiano boscimano. Brad invece la asseconda e dopo dieci mesi arriva Pax, di anni tre. Ora, io non so a voi, ma a me i bambini piacciono molto. Se però mi chiedessero di scegliere tra il ritrovarmi un bambino di 5, uno di 4, uno di un anno e una di 6 mesi e l’ arruolarmi nelle truppe scelte cecene, io sceglierei la seconda. Ecco. Brad non solo se lo fa star bene, ma nel giro di un anno Angelina è di nuovo incinta. E qui viene il bello, perchè la sciura ricorre all’inseminazione artificiale con la seguente motivazione: non voglio sottopormi allo stress di tentare di rimanere incinta. Cioè, lei preferisce sollazzarsi con una provetta che con Brad Pitt. Un’umiliazione di fronte al quale il maschio medio avrebbe abbracciato la fede shintoista e sarebbe sparito tra gli altopiani giapponesi, e invece Brad le rimane accanto e pure col sorriso. E sorride pure quando gli dicono che sono due gemelli, che dopo una breve occhiata al pallottoliere-prole, significano sei figli in tre anni.
Oddio, sorride. A dirla tutta Brad comincia a sembrare un po’ stanco. Si fa crescere la barba, il capello è lungo e anche leggermente unto, ma del resto, tra sei figli e la sciura che oggi è in India per l’Unicef e domani è in Turchia per le Nazioni Unite, non ha neanche più il tempo di farsi uno shampoo, ‘sto poveretto. Lui la accompagna alla giornata mondiale dei profughi e il profugo sembra Brad. A cambiare però, è anche la Jolie. La bomba sexy, da quando s’è accasata, è sempre struccata e con le ballerine d’ordinanza. Le curve da femme fatale si sgonfiano e le foto delle sue braccia smagrite e con le vene in rilievo che manco un culturista russo, fanno il giro del mondo. Mai uno scatto della famiglia al mare, di Brad che improvvisa un torneo di bocce su sabbia, di Angelina che fa shopping. Al massimo, tutti insieme, li vedi in qualche rara foto in cui arrivano in aeroporto con zaini, peluche, bottiglie d’acqua e facce sfatte da jet lag e vagito selvaggio . E ora, l’ultimo atto. Angelina, quella che girava con la fialetta al collo col sangue dell’ex, ha preteso, dal povero Brad, il brillocco di fidanzamento come una borghesuccia qualunque. E il matrimonio. Ci ripensasse, Brad, prima che gli chieda anche l’abbonamento a Sky Family, la station wagon con le tendine di Winnie Pooh e lettino e ombrellone a Capalbio. Fossi in lui, tornerei da Jennifer. Sarà stata racchia, ma con lei restava “Brad”. Con la Jolie pure l’onta di farsi chiamare “Brangelina”: l’uomo più figo del mondo ridotto alla dignità di una Winx.
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Il mio pezzo sul gossip che s'è fatto tecnico e Albano e Rosy Bindi che tirano più di Belen, su Libero di oggi
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
Guardate che meraviglia questa campagna di Saatchi & Saatchi per Il ponte del sorriso con i bambini trattati da adulti:
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)

Vanessa Incontrada rilascia l'ennesima intervista in cui si lamenta della tv che vuole solo donne belle e sceme.
Ora.
Ma quanto deve andare ancora avanti la Incontrada con 'sta storia della tv mondo crudele che schifa le chiattone in favore delle belle e sceme? Le bruttine intelligenti dovrebbero sentirsi rappresentate da lei? A me Vanessa è pure simpatica, ma nel ruolo della portavoce delle cesse emarginate dalla tv non è credibile. A 17 anni faceva già la modella, non s'è mai risparmiata in tema di nudità e co...pertine di riviste maschili, ha sfilato sulle passerelle e improvvisamente, quando mette su chili in gravidanza, scopre che quelli che fanno tv guardano male il suo girovita? Certo che ti guardano male, in tv ci sei arrivata perchè sei gnocca, mica perchè hai un master in filologia comparata. E mica volevi condurre Voyager, hai iniziato con Nonsolomoda.
E quando ti davano un programma in tv solo perchè eri gnocca e "straniera" ti stava bene. Chissà quante avevano fatto provini con te, magari più in gamba e preparate, ed erano state scartate perchè Vanessa Incontrada era più gnocca. E' la legge di certi programmi di intrattenimento. Dura lex, ok, ma è la legge dello spettacolo. Se il sistema non ti piace, non ti piace manco quando sei gnocca, non quando ti preferiscono quella con dieci chili o dieci anni in meno. In più, e non è poco, nessuno t'ha scippato Zelig. L'hai continuato a condurre pure con la taglia 46, quindi vuol dire che bravura e simpatia ti sono state ampiamente riconosciute. Ergo, la finiamo di stracciare i maroni?
Mantienimi: il libro di Selvaggia Lucarelli (Mondadori Editore)
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