|
|
![]() |
Critica - eti informa: dicembre 2001Un lavoro onesto e adeguatamente buffoIl Grande Fratello in cabaret
Data l'eccezionalita' dell'evento anche l'analisi critica deve adeguarsi e modificare i suoi modi. Non si parlera' qui di come sia non sia il Grande Sfracello (28.000 biglietti gia' strappati lo scorsoanno); ma di quali condizioni siano necessarie per scegliere di andarlo a vedere. Seguono cinque punti, ad uso del lettore, finalizzati a comporre un ideale codice identificativo dello stato d'animo piu' appropriato. Uno. Se mentre leggete avete gia' deciso di acquistare il biglietto dopo che amici fidati vi hanno suggerito di farlo, non trattenetevi. Comunque la pensino sullo spettacolo, quando ve lo hanno consigliato sapevano quel che facevano. Due. Se amate il teatro come gioco collettivo, in cui puo' anche capitarvi di dire la vostra o di improvvisare un numero da platea anni cinquanta senza che nessuno se la prenda a male, prenotate subito un posto. Tre. Chi ami andare a teatro per ritrovare l'atmosfera della cena fra compagni di scuola, dove le battute ruotano intorno allo iettatore di turno e il gran cerimoniere e' un bravo ragazzotto che cita Marx per sentirsi eversivo e Totti perche' queste sono le vere soddisfazioni, qui li avete tutti. Quattro. Se amate il cabaret con tanto di monologhi e caratteri surreali, accorrete gente. Cinque. Se vi e' parso di scorgere un'aria di snobismo in queste righe fughiamo subito ogni equivoco: il lavoro parodico di Max Giusti e Selvaggia Lucarelli nei confronti del Grande Fratello televisivo appare onesto e adeguatamente buffo. Nessuna velleita' critica, nessuna ambizione sociologica. Qui si tratta solo di sei caratteri, scelti fra i tipi piu' in voga negli sfotto' giovanili, a condividere un ambiente scenico modellato sulla casa di Cinecitta'. Per il resto battute e situazioni pescate fra quanto di piu' grottesco possa venire in mente sull'argomento. Con un occhio indiscreto piu', ma questa e' una sorpresa.
|